Passare dal “reagire” al “prevedere”. È questa l’idea con cui l’azienda israeliana Omnisys sta ripensando la counter-drone defense: non più soltanto intercettare un bersaglio quando compare sul radar, ma anticipare rotte probabili, punti deboli di copertura e opzioni di schieramento prima che la minaccia arrivi a distanza utile. Il tassello chiave di questa trasformazione è l’evoluzione della suite Battle Resource Optimization (BRO), che si arricchisce di una piattaforma di mission planning C-UAS (Counter-Unmanned Aerial Systems) di prossima generazione.
Negli scenari attuali, la minaccia dei droni è diventata più varia e difficile da contenere: piccoli quadricotteri commerciali, sistemi FPV (first-person view), fino alle munizioni circuitanti (loitering munitions). Omnisys sostiene che il punto di svolta non sia solo avere più sensori o più jammer, ma usare meglio quelli già disponibili, mettendoli nelle posizioni e con le priorità giuste.
La nuova piattaforma BRO C-UAS nasce proprio per questo: modellare e ottimizzare l’impiego delle risorse esistenti, aiutando i decisori a capire dove e come posizionare sensori, disturbi elettronici e sistemi di intercettazione in modo da massimizzare l’efficacia complessiva.
Uno dei problemi tipici della difesa anti-drone è che il cielo non è “vuoto”: rilievi, edifici, infrastrutture e ostacoli alterano linee di vista e coperture, creando corridoi naturali per un attaccante. La piattaforma descritta da Omnisys utilizza strumenti di modellazione e ottimizzazione per stimare rotte d’attacco verosimili, identificare i punti in cui la minaccia potrebbe “passare” con più probabilità e, di conseguenza, proporre uno schieramento che aumenti la probabilità di scoperta e di intercettazione.
Non si tratta di un sistema che “comanda” durante l’ingaggio, ma di un supporto in fase di pianificazione: l’obiettivo è alzare la qualità delle decisioni a monte, quando c’è ancora margine per correggere vulnerabilità e colmare gap.

Il cuore concettuale della piattaforma è un digital twin (gemello digitale) dell’area operativa: una rappresentazione digitale dell’ambiente che consente di simulare coperture e “ombre” generate da terreno e infrastrutture. In termini pratici, questo approccio punta a mettere in evidenza dove la difesa non vede o vede male, e perché.
Per i comandanti, il valore è immediato: se emerge che un’area critica (una base, un deposito logistico, un nodo di comunicazione, un’infrastruttura energetica) è protetta solo parzialmente a causa della morfologia del terreno o dell’urbanizzazione, si possono ridefinire priorità e posizioni prima che l’avversario trasformi quella lacuna in un corridoio d’attacco.
Omnisys mette l’accento su un motore di AI-driven optimization che lavora come “moltiplicatore” di analisi: valuta diverse opzioni di schieramento, confronta concetti operativi alternativi e genera corsi d’azione raccomandati per migliorare copertura e probabilità di successo contro droni ostili.
In un contesto dove le variabili sono molte (tipi di minaccia, vincoli logistici, limiti di portata, interazioni tra sensori ed effettori, priorità di protezione), l’AI qui non è presentata come un “pilota automatico”, ma come un sistema capace di:
Importante anche un altro aspetto sottolineato: la piattaforma sarebbe progettata per non sostituire i sistemi di comando e controllo in tempo reale, ma per lavorare “a lato”, con l’ambizione di migliorare preparazione, posizionamento e prontezza decisionale.

Un punto spesso critico nell’adozione di soluzioni C-UAS è la dipendenza da un singolo fornitore e da un ecosistema chiuso. Omnisys afferma di voler evitare il vendor lock-in, permettendo agli operatori di simulare combinazioni eterogenee di sensori ed effettori e testarle contro minacce note o più generiche.
In pratica, l’idea è offrire una piattaforma che aiuti a rispondere a domande molto concrete, senza imporre una sola “catena” tecnologica: con l’arsenale che già possiedo, qual è la configurazione più efficiente? Dove devo mettere cosa? Quali buchi restano, e quali siti devo proteggere per primi?
La direzione è chiara: negli attacchi con droni, soprattutto se condotti con tattiche di saturazione o con profili di volo che sfruttano l’ambiente, il tempo di reazione può non bastare. Aumentare la proattività significa cercare di vincere prima ancora dell’ingaggio, riducendo l’incertezza e alzando le probabilità di intercettazione grazie a:
Con la piattaforma di mission planning di nuova generazione inserita nella suite BRO C-UAS, Omnisys propone un passaggio culturale oltre che tecnologico: una difesa anti-drone basata su simulazione, gemello digitale e ottimizzazione con AI, pensata per trasformare l’insieme di sensori, jammer e intercettori in un sistema più “intelligente” e adattabile.
Non promette di sostituire il comando in tempo reale, ma di preparare meglio la battaglia: individuare vulnerabilità, testare alternative e arrivare all’ingaggio con un vantaggio—quello che, contro droni piccoli, rapidi e difficili da individuare, può fare la differenza.

Difesa anti-drone “proattiva” con la piattaforma BRO C-UAS
Fonte: https://www.jpost.com/defense-and-tech/article-883193
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