Il discorso pronunciato ieri da Mario Draghi all’Università Ku Leuven segna la fine dell’innocenza strategica europea. Per decenni, l’Europa ha vissuto sotto l’ombrello protettivo americano, delegando la propria sicurezza a Washington per concentrarsi sulla prosperità commerciale. Ma oggi, con l’ordine globale “defunto”, Draghi chiarisce che la difesa non è più un optional, ma la condizione stessa di esistenza dell’Unione.
La diagnosi di Draghi è spietata: la dottrina della sicurezza europea, plasmata sulla protezione statunitense, è saltata. Se prima il commercio e la sicurezza viaggiavano su binari paralleli, oggi i due mondi sono entrati in rotta di collisione. Gli Stati Uniti non considerano più l’integrità europea un valore assoluto, ma vedono nella nostra frammentazione una funzione dei propri interessi. Contemporaneamente, la Cina utilizza le catene di approvvigionamento (terre rare e tecnologia) come vere e proprie armi di coercizione.
“Un’Europa unificata sul commercio ma frammentata sulla difesa vedrà il suo potere commerciale sfruttato a scapito della sua dipendenza in materia di sicurezza.”

Il punto più profondo dell’analisi di Draghi riguarda il legame tra etica e forza. Spesso l’Europa ha cullato l’illusione di poter essere una “potenza normativa” (capace di influenzare il mondo solo con le leggi e i trattati) senza il supporto di una reale capacità deterrente. Draghi demolisce questo paradigma:
“Un’Europa che non è in grado di difendere i propri interessi non potrà preservare a lungo i propri valori.”
Dal punto di vista della difesa, questo significa che la democrazia, lo Stato di diritto e i diritti civili non sono entità astratte che si proteggono da sole; esse poggiano sulla capacità materiale di resistere a ricatti economici e minacce militari. Senza l’autonomia strategica (energia, tecnologia, armamenti), i valori europei diventano vulnerabili alle priorità delle potenze egemoni.

Il “federalismo pragmatico” risponde a una necessità operativa. L’attuale modello confederale — basato su 27 stati che coordinano eserciti e bilanci in modo autonomo — è inefficiente.
Draghi propone di usare l’azione comune nella difesa per forgiare l’unione. L’esempio della Groenlandia dimostra che solo la volontà di “resistere piuttosto che accettare” costringe i partner a una valutazione strategica reale. Per diventare una “Potenza”, l’Europa deve:

La “Dottrina Draghi” è un piano di emergenza. L’Europa ha tutto — tecnologia, ricchezza, cultura — ma deve decidere se essere un soggetto o un oggetto della storia. Se non saremo in grado di difendere i nostri interessi con una forza federale, i nostri valori saranno i primi a essere sacrificati sull’altare dei nuovi equilibri globali.






