Carabinieri italiani costretti in ginocchio in Cisgiordania: l’impunità dei coloni

CONDORALEXCONDORALEXCarabinieri1 settimana fa141 Visualizzazioni

Due Carabinieri del Consolato generale d’Italia a Gerusalemme — passaporti e tesserini diplomatici in tasca, auto con targa diplomatica — fermati, minacciati, fatti inginocchiare e “interrogati” da un civile armato in Cisgiordania. Non da un posto di blocco regolare, non da un’unità identificabile, non in una zona formalmente interdetta: secondo la ricostruzione della Farnesina l’uomo avrebbe puntato l’arma sui militari, sostenendo via telefono (con un interlocutore non identificato) che si trovassero in un’area militare. Ma la verifica con il COGAT israeliano avrebbe escluso che lì esista alcuna area militare.

Eccolo, il punto politico — prima ancora che diplomatico: in Cisgiordania il potere, spesso, non è ciò che è scritto. È ciò che un uomo armato decide sul momento, con la spavalderia di uno sceriffo impuntito. E quando lo sceriffo non è lo Stato, ma un colono in abiti civili, la domanda diventa inevitabile: dov’è finita l’autorità? E soprattutto: chi la sta delegando, per convenienza o ideologia, a chi non dovrebbe averla?

Lo “Stato di diritto” a intermittenza: vale per alcuni, non per tutti

Questo episodio non è un incidente folkloristico, né una “frazione di secondo” sfuggita di mano. È un sintomo. Perché il copione è sempre lo stesso: un’area grigia di competenze, un’occupazione che si traveste da burocrazia, e in mezzo un pezzo di territorio dove l’arbitrio diventa prassi.

Se perfino due militari italiani in missione preparatoria per una visita di ambasciatori UE possono essere trattati come ostaggi da un civile armato, che cosa succede ogni giorno a chi non ha tesserini diplomatici, né una bandiera europea a fare da scudo?

E qui la polemica non può fermarsi al singolo “colono violento”. La responsabilità vera — politica, amministrativa, di comando — è di chi crea il contesto in cui certi comportamenti diventano possibili, frequenti e, peggio, convenienti.

Carabinieri italiani costretti in ginocchio in Cisgiordania: l’impunità dei coloni
Carabinieri italiani costretti in ginocchio in Cisgiordania: l’impunità dei coloni

Il messaggio dall’alto: legalizzare, premiare, normalizzare

Solo pochi giorni fa, l’Associated Press raccontava l’inaugurazione di Yatziv: un avamposto diventato insediamento “legalizzato” nel giro di un mese, nel quadro di un’ondata di riconoscimenti di outpost e accelerazioni politiche sulla colonizzazione.
Quando l’amministrazione israeliana trasforma l’eccezione in sistema — quando l’occupazione viene amministrata come un piano regolatore e l’espansione come una pratica ordinaria — il segnale che arriva sul terreno è brutale e chiarissimo: “spingete, occupate, resistete, e prima o poi verrà il timbro”.

Dentro questa logica, lo “sceriffo” non è un corpo estraneo: è l’avanguardia. È l’uomo che fa, con il fucile, ciò che la politica poi rende irreversibile con una firma.

Le convenzioni internazionali non sono un’opinione

La comunità internazionale, nelle sue sedi più formali, non è affatto ambigua: la Risoluzione ONU 2334 ribadisce che gli insediamenti nei territori occupati dal 1967 “non hanno validità legale” e costituiscono una violazione flagrante del diritto internazionale.
E la Quarta Convenzione di Ginevra vieta il trasferimento della popolazione civile della potenza occupante nel territorio occupato (art. 49, par. 6).
Sul quadro generale, anche la Corte Internazionale di Giustizia (parere sul “muro”, 2004) ha richiamato l’applicabilità del diritto internazionale umanitario nei Territori Occupati.

Non serve essere giuristi: se uno Stato pretende rispetto per la propria sicurezza, per i propri confini, per le proprie regole, non può contemporaneamente tollerare (o peggio incentivare) un regime di fatto in cui dei civili armati gestiscono porzioni di territorio come feudi personali.

Carabinieri italiani costretti in ginocchio in Cisgiordania: l’impunità dei coloni
Carabinieri italiani costretti in ginocchio in Cisgiordania: l’impunità dei coloni

L’Italia fa bene a protestare. Ma la protesta non basta

Antonio Tajani ha convocato l’ambasciatore israeliano e annunciato passi formali di protesta: è il minimo indispensabile.
Però, diciamolo senza ipocrisie: a forza di “note verbali” il terreno non cambia. Se l’episodio dei Carabinieri finisce archiviato come “spiacevole incomprensione” o “errore sul perimetro di un’area”, allora il messaggio al prossimo sceriffo sarà: si può fare.

Se davvero si vuole evitare che la Cisgiordania diventi un Far West istituzionalizzato, servono richieste nette e verificabili:

  • identificazione dell’autore, accertamento dei fatti e conseguenze penali reali;
  • garanzie operative chiare per missioni diplomatiche e sopralluoghi UE;
  • impegni misurabili contro l’impunità, non comunicati stampa;
  • e una presa d’atto politica: l’espansione e la “normalizzazione” degli outpost alimentano un clima in cui l’abuso diventa routine.

Perché la verità più scomoda è questa: quando un colono armato può far inginocchiare due militari stranieri, non è “il colono” ad aver preso troppo potere. È lo Stato ad averne lasciato troppo in giro.

Carabinieri italiani costretti in ginocchio in Cisgiordania: l’impunità dei coloni

Fonte: https://it.euronews.com/2026/01/26/cisgiordania-carabinieri-del-consolato-a-gerusalemme-minacciati-da-un-colono-armato

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Al secolo Alessandro Generotti, C.le magg. Paracadutista in congedo. Brevetto Paracadutista Militare nº 192806. 186º RGT Par. Folgore/5º BTG. Par. El Alamein/XIII Cp. Par. Condor. Fondatore e amministratore del sito web BRIGATAFOLGORE.NET e DIFESANEWS.COM. Blogger e informatico di professione

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