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Arabia Saudita, svolta F-35: Washington apre alla vendita mentre la Turchia offre sostegno militare a Riyadh

Gli Stati Uniti hanno dato il via libera preliminare alla possibile vendita all’Arabia Saudita di 48 F-35 e 49 motori per 24,3 miliardi di dollari. L’operazione dovrà ancora superare l’esame del Congresso. Intanto la Turchia si dice pronta a contribuire alle esigenze militari saudite nell’ambito del nuovo accordo difensivo con Riyadh e Pakistan.

Un F-35A Lightning II dell’U.S. Air Force durante un rifornimento in volo. Il caccia di quinta generazione è al centro della possibile vendita statunitense all’Arabia Saudita, per un pacchetto che potrebbe comprendere 48 velivoli.
Un F-35A Lightning II dell’U.S. Air Force durante un rifornimento in volo. Il caccia di quinta generazione è al centro della possibile vendita statunitense all’Arabia Saudita, per un pacchetto che potrebbe comprendere 48 velivoli. - © U.S. Air Force / Master Sgt. John R. Nimmo Sr. – Public Domain.
Un F-35A Lightning II dell’U.S. Air Force durante un rifornimento in volo. Il caccia di quinta generazione è al centro della possibile vendita statunitense all’Arabia Saudita, per un pacchetto che potrebbe comprendere 48 velivoli.
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Arabia Saudita, svolta F-35: Washington apre alla vendita mentre la Turchia offre sostegno militare a Riyadh

Un F-35A Lightning II dell’U.S. Air Force durante un rifornimento in volo. Il caccia di quinta generazione è al centro della possibile vendita statunitense all’Arabia Saudita, per un pacchetto che potrebbe comprendere 48 velivoli. - © U.S. Air Force / Master Sgt. John R. Nimmo Sr. – Public Domain.
Condoralex Condoralex 20 settembre 2026 7 min di lettura 35 Scarica PDF

Gli Stati Uniti hanno dato il via libera preliminare alla possibile vendita all’Arabia Saudita di 48 F-35 e 49 motori per 24,3 miliardi di dollari. L’operazione dovrà ancora superare l’esame del Congresso. Intanto la Turchia si dice pronta a contribuire alle esigenze militari saudite nell’ambito del nuovo accordo difensivo con Riyadh e Pakistan.

Gli Stati Uniti aprono alla possibile vendita dell’F-35 Lightning II all’Arabia Saudita, mentre la Turchia dichiara di essere pronta a contribuire alle esigenze militari del Regno nell’ambito del nuovo accordo di difesa trilaterale con Riyadh e Pakistan.

Due sviluppi distinti, ma che arrivano nello stesso momento e fotografano la crescente centralità militare dell’Arabia Saudita in un Golfo sottoposto a una pressione senza precedenti.

Il Dipartimento di Stato americano ha approvato una possibile Foreign Military Sale da 24,3 miliardi di dollari comprendente 48 caccia F-35 e 49 motori, oltre al relativo supporto. L’operazione deve ancora completare l’iter previsto negli Stati Uniti e non equivale quindi a un contratto definitivo.

Se conclusa, rappresenterebbe però una trasformazione profonda delle capacità della Royal Saudi Air Force e dell’equilibrio aeronautico regionale.

48 F-35 per Riyadh

Secondo quanto riferito da Reuters, il pacchetto autorizzato dal Dipartimento di Stato comprende 48 F-35, 49 motori e un ampio insieme di equipaggiamenti e servizi associati.

I principali contractor indicati sono Lockheed Martin, produttore dell’F-35, e Pratt & Whitney, responsabile dei propulsori.

Il valore massimo stimato dell’operazione è di 24,3 miliardi di dollari.

È importante sottolineare che si tratta al momento di una possibile vendita militare, non di una consegna già decisa: l’approvazione dell’amministrazione statunitense apre la strada alla fase congressuale e alle successive negoziazioni che dovranno definire configurazione, quantità definitive, costi e condizioni del contratto.

Riyadh aveva formalmente manifestato il proprio interesse per l’F-35 già nel 2025 nell’ambito del più ampio processo di modernizzazione delle proprie Forze Armate.

Una svolta per l’equilibrio aereo del Medio Oriente

L’eventuale ingresso dell’Arabia Saudita nel ristretto gruppo degli utilizzatori dell’F-35 avrebbe un peso strategico considerevole.

Attualmente Israele è l’unico Paese del Medio Oriente a utilizzare operativamente il caccia stealth statunitense, nella versione F-35I “Adir”.

La possibile vendita a Riyadh porta quindi inevitabilmente al centro del dibattito americano il principio del Qualitative Military Edge israeliano, attraverso il quale gli Stati Uniti sono chiamati a preservare il vantaggio militare qualitativo dello Stato ebraico rispetto agli altri attori regionali.

La questione potrebbe diventare uno degli elementi centrali dell’esame congressuale dell’operazione.

Per l’Arabia Saudita, invece, l’acquisizione rappresenterebbe un salto tecnologico significativo rispetto all’attuale componente da combattimento, basata principalmente su F-15 nelle diverse configurazioni e Eurofighter Typhoon.

L’F-35 aggiungerebbe capacità stealth, sensor fusion, raccolta e condivisione delle informazioni e possibilità di operare in ambienti caratterizzati da sistemi avanzati di difesa aerea.

Il via libera arriva nel momento più delicato per Riyadh

La tempistica dell’annuncio assume particolare rilievo.

L’Arabia Saudita sta affrontando una nuova fase di forte tensione regionale, caratterizzata da attacchi missilistici e con droni degli Houthi yemeniti, sostenuti dall’Iran.

Negli ultimi giorni gli attacchi hanno interessato anche l’area della capitale Riyadh, mentre rimangono sotto pressione infrastrutture energetiche, aeroporti, basi militari e rotte marittime.

Il 19 settembre Reuters ha documentato una grande colonna di fumo nell’area dell’aeroporto di Riyadh dopo un attacco rivendicato dagli Houthi.

Il quadro rende particolarmente evidente una caratteristica dell’attuale minaccia nel Golfo: accanto alla necessità di disporre di una componente aerea avanzata, cresce soprattutto l’importanza di una difesa aerea e antimissile stratificata, capace di contrastare contemporaneamente missili balistici, missili da crociera e sistemi unmanned.

Non solo F-35: Washington resta il principale partner militare

Il possibile accordo sugli F-35 si inserisce in una cooperazione militare tra Washington e Riyadh che ha dimensioni enormi.

Gli Stati Uniti sono storicamente il principale fornitore di sistemi d’arma del Regno e la modernizzazione saudita comprende difesa aerea, velivoli da combattimento, mezzi terrestri, elicotteri, sistemi navali e munizionamento.

Nel 2025 Washington e Riyadh avevano inoltre annunciato un più ampio pacchetto di cooperazione nel settore della difesa dal valore potenziale di circa 142 miliardi di dollari.

L’F-35 diventerebbe quindi uno dei programmi simbolicamente e tecnologicamente più importanti di questa relazione.

Ankara: pronti ad aiutare militarmente l’Arabia Saudita

Contemporaneamente arriva un secondo segnale, questa volta dalla Turchia.

Il ministro degli Esteri turco Hakan Fidan ha dichiarato che Ankara è pronta a contribuire alle necessità militari saudite nell’ambito del Mecca Joint Defence Agreement, l’accordo di difesa firmato il 7 agosto tra Arabia Saudita, Turchia e Pakistan.

Secondo quanto riferito da Reuters, Fidan ha spiegato che la Turchia potrebbe contribuire alle «esigenze militari tecniche» dell’Arabia Saudita.

Il patto trilaterale stabilisce un principio particolarmente significativo: un attacco armato contro uno dei tre firmatari viene considerato un attacco contro tutti.

L’accordo era stato presentato dai tre Paesi come uno strumento di deterrenza e difesa collettiva, senza l’obiettivo dichiarato di sostituire le alleanze già esistenti.

Arabia Saudita, Turchia e Pakistan: nasce una nuova architettura di sicurezza

L’intesa di Mecca merita particolare attenzione perché avvicina tre attori dotati di capacità militari molto differenti e potenzialmente complementari.

L’Arabia Saudita dispone di enormi risorse finanziarie e di una delle Forze Aeree meglio equipaggiate della regione.

La Turchia possiede invece un’importante industria nazionale della difesa, sviluppata soprattutto nei settori dei droni, dei missili, dei sistemi elettronici, delle piattaforme terrestri e navali.

Il Pakistan, oltre a disporre di Forze Armate numericamente rilevanti e di una significativa esperienza operativa, è una potenza nucleare.

Il portavoce dell’Esercito pakistano ha recentemente definito il patto uno strumento di «deterrenza collettiva», sottolineandone la natura difensiva.

F-35 americano e sostegno turco: due percorsi distinti

Non bisogna tuttavia sovrapporre i due dossier.

La vendita degli F-35 rappresenta una trattativa bilaterale tra Washington e Riyadh attraverso il sistema americano delle Foreign Military Sales.

L’offerta turca nasce invece dal nuovo accordo politico-militare tra Turchia, Arabia Saudita e Pakistan.

Non risultano elementi che indichino un coinvolgimento di Ankara nell’operazione F-35.

I due sviluppi mostrano però una stessa tendenza: Riyadh sta cercando di rafforzare contemporaneamente le proprie capacità militari e la rete delle proprie partnership strategiche.

Un Golfo sempre più militarizzato

La possibile acquisizione di 48 F-35 non può quindi essere letta soltanto come una grande commessa industriale.

Sul piano militare significherebbe introdurre in Arabia Saudita una piattaforma di quinta generazione capace di integrarsi con una rete sempre più complessa di sensori, sistemi di comando e controllo e difese aeree.

Sul piano geopolitico consoliderebbe ulteriormente il rapporto tra Washington e Riyadh, ma aprirebbe allo stesso tempo interrogativi sull’equilibrio militare regionale e sul mantenimento del vantaggio qualitativo israeliano.

Parallelamente, l’attivazione del rapporto strategico con Turchia e Pakistan indica che l’Arabia Saudita sta cercando di costruire una sicurezza meno dipendente da un unico partner, pur mantenendo gli Stati Uniti al centro della propria modernizzazione militare.

La combinazione dei due processi è probabilmente l’aspetto più significativo: mentre Washington apre a uno dei trasferimenti tecnologicamente più sensibili della storia recente dei rapporti USA-Arabia Saudita, Ankara e Islamabad stanno contemporaneamente diventando elementi più strutturali dell’architettura di sicurezza saudita.

In un Medio Oriente attraversato da nuove guerre, attacchi missilistici e droni e dalla crescente vulnerabilità delle rotte energetiche, Riyadh sembra quindi muoversi su due direttrici parallele: acquisire capacità militari sempre più avanzate e, allo stesso tempo, ampliare il numero dei Paesi disposti a contribuire concretamente alla propria sicurezza.

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