Uno dei passaggi marittimi più delicati del mondo continua a essere sorvegliato dalle unità navali europee. Tra queste c’è Nave Carlo Bergamini, fregata della Marina Militare italiana attualmente impegnata nel Mar Rosso nell’ambito dell’operazione EUNAVFOR Aspides, la missione dell’Unione Europea nata per contribuire alla protezione della libertà di navigazione e del traffico mercantile.
A raccontare l’attività dell’unità è stata la sua comandante, il Capitano di Fregata Sarah Arrighi, intervistata da Fabrizio Caccia per il Corriere della Sera direttamente dal Mar Rosso, mentre Nave Carlo Bergamini era impegnata nella missione EUNAVFOR Aspides. Durante il colloquio, il comandante si trovava già in plancia per impartire nuove disposizioni all’equipaggio.
48 mercantili protetti attraverso Bab el-Mandeb
Il dato che meglio rappresenta l’intensità dell’attività svolta arriva direttamente dal comandante: dal 14 giugno al 20 settembre Nave Bergamini ha garantito il passaggio in sicurezza attraverso Bab el-Mandeb a 48 mercantili, in gran parte italiani.
Lo stretto, largo poche decine di chilometri nel suo punto più ristretto, collega il Mar Rosso al Golfo di Aden e rappresenta una delle principali strozzature strategiche del commercio mondiale.
Proprio per questo l’area è diventata negli ultimi anni uno dei punti più sensibili della sicurezza marittima internazionale, in particolare a seguito degli attacchi condotti contro il traffico mercantile.
La stessa Marina Militare sottolinea come la protezione delle linee di comunicazione marittime sia direttamente collegata agli interessi economici ed energetici nazionali: attraverso i grandi choke point di Suez, Hormuz e Bab el-Mandeb transita una quota rilevantissima dei flussi energetici e commerciali mondiali.
Una missione esclusivamente difensiva
Il comandante Arrighi ha ribadito con chiarezza la natura dell’operazione:
«La nostra da sempre è una missione difensiva», ha spiegato, precisando che i sistemi d’arma presenti sulla fregata hanno il compito di proteggere sia l’unità militare sia le navi commerciali europee in transito nel Mar Rosso.
Uno scenario nel quale, tuttavia, la situazione può cambiare molto rapidamente.
La Marina Militare aveva preparato specificamente l’equipaggio della Bergamini prima del dispiegamento. Nel mese di aprile l’unità aveva completato presso il Centro di Addestramento Aeronavale della Marina il modulo addestrativo Aspides, comprendente la gestione di minacce simulate provenienti dall’aria, dalla superficie e dall’ambiente subacqueo, esercitazioni di difesa passiva, tiro a caldo e verifica dei sistemi di combattimento.
A giugno, terminato un ulteriore periodo di approntamento ad Augusta, la fregata aveva raggiunto la piena efficienza operativa prima dell'impiego nella missione europea.
«Siamo preparati a ogni evenienza»
Gli equipaggi italiani conoscono bene la natura delle minacce presenti nell'area.
Durante precedenti dispiegamenti nel Mar Rosso altre unità della Marina Militare hanno dovuto reagire direttamente alla minaccia rappresentata dai droni.
Interpellata sulla possibilità che Nave Bergamini possa trovarsi davanti a una situazione analoga, Arrighi ha sottolineato che l’equipaggio è pronto:
«Siamo preparati a ogni evenienza», auspicando naturalmente che non si renda necessario ricorrere a una risposta armata.
Una preparazione che oggi assume particolare importanza considerando il numero limitato di unità europee presenti nell’area. Secondo quanto riferito dal Corriere della Sera, nel dispositivo Aspides risultano in questo momento operative nel Mar Rosso la fregata italiana e un’unità greca.
Ventuno ore accanto ai mercantili
La protezione non consiste semplicemente nella presenza della nave militare nell’area.
Ogni missione di accompagnamento richiede circa 21 ore di navigazione, a una velocità intorno ai 18 nodi, lungo la direttrice che dal Golfo di Aden attraversa Bab el-Mandeb e raggiunge il settore meridionale del Mar Rosso, oppure nella direzione opposta per i mercantili diretti verso l’Oceano Indiano.
Nelle settimane precedenti l'intervista, la Bergamini aveva completato tre operazioni di accompagnamento e si preparava a iniziarne una quarta.
Dietro questi numeri c'è una presenza militare che consente alle navi commerciali di attraversare uno dei tratti di mare oggi più delicati del pianeta sotto la protezione di un'unità da combattimento.
Sarah Arrighi al comando della Bergamini
Sarah Arrighi, 42 anni, originaria di Castel Goffredo, in provincia di Mantova, ha assunto il comando di Nave Carlo Bergamini il 10 agosto 2026.
Non si tratta della sua prima esperienza al comando di un'unità navale. Nel 2017 aveva già assunto il comando del pattugliatore Spica, operando allora nel Mediterraneo.
Oggi la responsabilità è profondamente diversa.
La Bergamini opera in un teatro nel quale l'equipaggio deve mantenere costantemente un elevato livello di prontezza. A bordo ci sono circa 160 militari, con un'età media di appena 28 anni; secondo quanto spiegato dal comandante, circa il 30% dell'equipaggio è costituito da donne.
Arrighi sottolinea soprattutto la fiducia reciproca tra gli uomini e le donne imbarcati: ciascuno conosce perfettamente il proprio compito e l’efficacia dell’intera nave dipende dalla capacità di tutti di operare come un unico sistema.
La Bergamini e la sicurezza delle rotte italiane
Nave Carlo Bergamini appartiene alla famiglia delle FREMM – Fregate Europee Multi Missione, tra le unità più moderne della Marina Militare.
Il suo attuale impiego restituisce anche una dimensione concreta del concetto di sicurezza marittima.
Difendere la libertà di navigazione a migliaia di chilometri dalle coste italiane significa proteggere rotte attraverso le quali viaggiano energia, materie prime e merci destinate anche al nostro Paese.
Per questo Bab el-Mandeb non rappresenta soltanto una questione militare.
È uno dei punti nei quali sicurezza, economia e interessi nazionali si sovrappongono.
Ed è qui che oggi opera la Bergamini: accompagnando i mercantili attraverso lo stretto e mantenendosi pronta a reagire qualora la minaccia dovesse concretizzarsi.
Una responsabilità che il comandante Sarah Arrighi sintetizza in poche parole: «So benissimo di avere la responsabilità delle decisioni a bordo, ma non mi tremano i polsi».
Una responsabilità che riguarda non soltanto l’impiego della nave, ma anche la sicurezza di circa 160 militari imbarcati e dei mercantili affidati alla protezione della Bergamini.
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