
Orientamento e leadership. Fonte Esercito Italiano.
La formazione di un Ufficiale dell’Esercito non si limita allo studio delle discipline militari nelle aule dell’Accademia, ma richiede un percorso progressivo in cui conoscenze teoriche, capacità pratiche e qualità umane si fondono in un’unica preparazione. È proprio con questo obiettivo che il Comando per la Formazione, Specializzazione e Dottrina dell’Esercito promuove il programma “Una Acies 2026”, un articolato ciclo addestrativo pensato per accompagnare gli Allievi verso la futura assunzione di incarichi di comando.
Nei giorni scorsi si è conclusa la prima fase dell’edizione 2026, che ha visto protagonisti gli oltre 250 Allievi Ufficiali del 207° Corso “Fermezza” dell’Accademia Militare di Modena. Per quattro settimane gli aspiranti ufficiali hanno operato nelle aree addestrative del 132° Reggimento Carri “Ariete” e presso numerosi reparti del Nord-Est, affrontando un intenso programma di esercitazioni progettato per consolidare le competenze tecnico-professionali del combattente individuale, sviluppare la leadership e rafforzare quei valori di disciplina, responsabilità e spirito di servizio che rappresentano il fondamento della professione militare.
L’attività ha confermato come l’Esercito Italiano continui a investire nella formazione delle nuove generazioni di comandanti attraverso metodologie sempre più aderenti agli scenari operativi contemporanei, integrando tecnologie avanzate, addestramento realistico e confronto diretto con le capacità delle principali unità operative della Forza Armata.
Il cuore della prima fase di “Una Acies 2026” è stato rappresentato da un percorso addestrativo estremamente articolato, costruito per mettere gli Allievi nelle condizioni di affrontare situazioni il più possibile simili a quelle che potrebbero incontrare durante future operazioni.
Presso l’11° Reggimento Bersaglieri, all’interno del poligono di Cellina Meduna, gli Allievi hanno avuto modo di osservare e comprendere da vicino l’impiego dei veicoli da combattimento, dei sistemi d’arma e delle moderne capacità di Comando e Controllo sviluppate dalla specialità bersaglieri in un contesto di warfighting, acquisendo una visione concreta dell’integrazione tra piattaforme, personale e processi decisionali.

Parallelamente è stato sviluppato un intenso programma dedicato alle capacità fondamentali del combattente individuale. Le esercitazioni hanno compreso attività a fuoco con le principali armi individuali e di reparto, orientamento diurno e notturno, tecniche di combattimento individuale, procedure di Tactical Combat Casualty Care (TCCC) per il soccorso sanitario in ambiente operativo, difesa CBRN contro minacce chimiche, biologiche, radiologiche e nucleari, nonché procedure Counter-IED per il contrasto agli ordigni esplosivi improvvisati.
Grande rilievo ha avuto anche l’attività di elitrasporto tattico effettuata con gli elicotteri NH-90 del 5° Reggimento AVES “Rigel”, che ha consentito agli Allievi di sperimentare le modalità operative di inserzione rapida delle unità sul terreno, comprendendo l’importanza della cooperazione tra le diverse componenti dell’Esercito.
L’intero programma è stato sviluppato secondo un principio fondamentale: la leadership nasce dall’esempio e dalla conoscenza diretta delle capacità operative, motivo per cui ogni esercitazione è stata progettata non soltanto per affinare le abilità tecniche, ma anche per stimolare capacità decisionali, adattabilità e gestione dello stress.
Oltre all’addestramento pratico, la permanenza nelle aree operative del Nord-Est ha rappresentato un’importante occasione di crescita professionale attraverso il contatto diretto con alcune delle principali unità dell’Esercito Italiano.
Gli Allievi hanno potuto approfondire l’organizzazione, le capacità e le peculiarità operative dei reparti appartenenti alle Brigate “Ariete”, “Julia” e “Pozzuolo del Friuli”, osservando da vicino uomini, mezzi e procedure impiegate quotidianamente nelle rispettive specialità.
Particolare interesse hanno suscitato le visite presso l’8° Reggimento Alpini, il Reggimento Lagunari “Serenissima”, il 132° Reggimento Artiglieria Terrestre, il Reggimento Logistico “Ariete”, il 3° Reggimento Genio Guastatori, il 5° Reggimento AVES “Rigel” e il 5° Reggimento Artiglieria Terrestre “Superga”.
Per i futuri ufficiali si è trattato di un’opportunità preziosa per comprendere il ruolo che ciascuna componente svolge all’interno del sistema terrestre nazionale e per acquisire una visione complessiva dell’integrazione tra fanteria, cavalleria, artiglieria, genio, aviazione dell’Esercito e logistica.
L’esperienza ha consentito agli Allievi di osservare concretamente come le moderne operazioni militari richiedano una stretta cooperazione interarma, nella quale il successo delle missioni dipende dalla perfetta sincronizzazione delle capacità offerte dai diversi reparti.

A completare il percorso è stata la visita al Sacrario Militare di Redipuglia, luogo simbolo della memoria nazionale e del sacrificio di migliaia di militari italiani. In questo contesto gli Allievi hanno avuto modo di riflettere sul significato più profondo del servizio militare, comprendendo come la responsabilità del comando non si fondi esclusivamente sulla preparazione tecnica, ma anche su valori quali spirito di servizio, senso del dovere, esempio personale e responsabilità verso il personale affidato.
È proprio questa la filosofia che ispira “Una Acies 2026”: formare comandanti completi, capaci di coniugare competenze operative, capacità decisionali e solidi principi etici. In uno scenario internazionale caratterizzato da minacce sempre più complesse e multidominio, la preparazione dei futuri Ufficiali rappresenta un investimento strategico per garantire all’Esercito Italiano personale altamente qualificato, pronto ad affrontare le sfide del presente e del futuro con professionalità, equilibrio e consapevolezza del proprio ruolo.






