
Europa fragile: il No USA ai Sistemi Missilistici a Lungo Raggio espone la Difesa continentale
La recente cancellazione del dispiegamento di sistemi missilistici a lungo raggio statunitensi in Germania ha riaperto una ferita profonda nella postura difensiva del Vecchio Continente. Quello che emerge è un vuoto capacitivo strutturale nel segmento del Deep Precision Strike (DPS), una componente che gli analisti considerano ormai il pilastro della deterrenza moderna.
Il progetto originario, pilastro della precedente amministrazione statunitense, prevedeva l’invio in territorio tedesco di batterie equipaggiate con missili da crociera Tomahawk, necessari per colpire obiettivi strategici con precisione millimetrica, e sistemi ipersonici “Dark Eagle”, ovvero vettori d’avanguardia progettati per neutralizzare minacce oltre la soglia dei 1.000 chilometri.
La revisione di questa strategia ha interrotto un processo che la NATO riteneva essenziale per blindare il fianco orientale. Il Ministro della Difesa tedesco, Boris Pistorius, non ha usato mezzi termini definendo la decisione molto sfortunata e dannosa per la sicurezza collettiva.

Il confronto tecnologico e numerico con la Federazione Russa evidenzia una asimmetria preoccupante. Mentre l’Europa fatica a trovare una quadra autonoma, Mosca dispone già di un arsenale operativo multiruolo che include il missile ipersonico Kinzhal, lanciato da piattaforme aeree e caratterizzato da altissima velocità e manovrabilità, e il sistema 9M729, un vettore da crociera terrestre in grado di colpire asset strategici situati nel cuore del perimetro NATO.
La logica del Deep Precision Strike risiede nella necessità di colpire infrastrutture critiche, come le fabbriche di droni, prima che i sistemi avversari possano essere schierati in massa. Senza questa capacità, l’Europa resta in una posizione puramente reattiva.
Attualmente, la difesa europea si affida a soluzioni frammentate. La Germania e la Spagna dispongono del missile Taurus con circa 500 km di portata, mentre Francia e Regno Unito si affidano ai sistemi SCALP e Storm Shadow, efficaci ma dipendenti da vettori aerei. Parigi integra inoltre il Missile de Croisière Naval per la componente marittima, ma tali asset restano numericamente limitati. Manca, in sintesi, una capacità terrestre autonoma e persistente su larga scala.
Per rispondere a questa emergenza, nel 2024 è nato il programma ELSA (European Long-Range Strike Approach), che coinvolge i principali attori UE insieme a Regno Unito e Svezia. Tuttavia, la strada è in salita a causa di tempistiche industriali che non prevedono un’operatività reale prima del 2030, rendendo necessario colmare un gap tecnologico decennale. Nel frattempo, l’attenzione si sposta su soluzioni intermedie come la riconversione di sistemi esistenti e l’integrazione di droni a lungo raggio. Secondo Mikhail Kokorich, CEO di Destinus, il successo di ELSA dipenderà dalla capacità di creare filiere produttive multiple e resilienti, evitando le rigidità che hanno storicamente rallentato la difesa continentale.

Europa fragile: il No USA ai Sistemi Missilistici a Lungo Raggio espone la Difesa continentale






