
L'integrazione dei Sistemi Unmanned nella nuova Dottrina di Proiezione Subacquea della Marina Militare
La recente esercitazione nel Mediterraneo Centrale ha visto l’impiego operativo, per la prima volta integrato con un sottomarino classe U-212A, dei nuovi veicoli subacquei autonomi (AUV) a lunga autonomia. Questo test segna un passaggio dottrinale fondamentale, spostando l’asse delle operazioni subacquee dalla mera sorveglianza acustica passiva alla gestione attiva di sciami di droni per la protezione delle infrastrutture critiche sottomarine. L’operazione convalida l’architettura C2 sottomarina sviluppata in ambito nazionale per il controllo di assetti multi-dominio.
Tecnicamente, il pivot della missione ha riguardato l’impiego del nuovo AUV “C-Hunter”, un vettore modulare capace di operare fino a 3.000 metri di profondità con un’autonomia di 72 ore. Il drone è equipaggiato con un sonar ad apertura sintetica (SAS) interferometrico di ultima generazione, capace di mappare il fondale marino con una risoluzione centimetrica, identificando anomalie strutturali su condotte e cavi dati. La vera sfida ingegneristica superata riguarda la persistenza del link di comunicazione: l’integrazione di modem acustici a banda larga sul sottomarino ospite ha permesso la trasmissione di dati telemetrici e porzioni di immagini sonar in tempo reale, superando i limiti tradizionali della fisica subacquea grazie a nuovi algoritmi di compressione adattiva.
L’integrazione di questi assetti unmanned nella flotta subacquea risponde alla necessità strategica di monitorare e difendere i nodi energetici e digitali del Mediterraneo, bersagli prediletti nelle moderne strategie di guerra ibrida. La capacità di schierare droni subacquei persistenti permette alla Marina Militare di esercitare una forma di deterrenza “non cinetica” ma estremamente efficace, garantendo la sovranità sui fondali marini (Seabed Warfare). In un teatro operativo caratterizzato dalla presenza aggressiva di attori extra-regionali, la consapevolezza situazionale subacquea diventa il prerequisito essenziale per la sicurezza delle Zone Economiche Esclusive e dei flussi commerciali vitali per l’economia nazionale.

Sul piano industriale, il successo dell’integrazione è il risultato del coordinamento del Polo Nazionale della Dimensione Subacquea, che ha visto la collaborazione tra grandi player della difesa e PMI innovative specializzate in robotica. Le prospettive future vedono l’introduzione dell’intelligenza artificiale *edge* direttamente a bordo degli AUV per la classificazione autonoma delle minacce, riducendo drasticamente il carico di dati da trasmettere. Inoltre, lo sviluppo di stazioni di ricarica e docking sottomarine permanenti, alimentate da fonti rinnovabili offshore, permetterà nel prossimo decennio la creazione di vere e proprie reti di pattugliamento automatizzato, trasformando radicalmente la logistica delle operazioni subacquee a lungo termine.

L'integrazione dei Sistemi Unmanned nella nuova Dottrina di Proiezione Subacquea della Marina Militare






