Il generale Matt Ross avverte: i sistemi senza pilota rappresentano una sfida destinata a superare quella degli IED in Iraq e Afghanistan. Intanto il Pentagono accelera la protezione delle basi Usa, in Medio Oriente e non solo.
La minaccia rappresentata dai droni potrebbe superare, per portata e impatto, quella degli ordigni esplosivi improvvisati (IED) che hanno segnato le guerre in Iraq e Afghanistan durante la Global War on Terror. È l’allarme lanciato dal generale di brigata Matt Ross, a capo della Joint Interagency Task Force-401 (JIATF-401), organismo creato per rafforzare le capacità statunitensi di contrasto ai piccoli velivoli senza pilota.

Intervenendo giovedì a un evento dell’industria organizzato dall’Esercito americano, Ross ha spiegato che gli Stati Uniti stanno cercando di muoversi con rapidità per garantire che le proprie basi, negli Usa e all’estero, siano protette da eventuali attacchi con droni, in un contesto segnato dall’incertezza sull’evoluzione del confronto con l’Iran.
“Quello che posso dire è che la sfida dei sistemi senza pilota, la minaccia posta da questi sistemi, supererà di gran lunga quella che abbiamo visto con gli IED”, ha affermato Ross, ricordando come Washington, pur avendo investito oltre 20 miliardi di dollari nella lotta agli ordigni improvvisati circa vent’anni fa, non sia mai riuscita a sviluppare un sistema realmente efficace per individuarli in anticipo.
Secondo il generale, a differenza degli IED — strumenti privi di applicazioni commerciali — i droni sono ormai diffusi e destinati a diventare sempre più comuni anche nello spazio aereo civile. Proprio questa diffusione rende il fenomeno più complesso e pervasivo.
“Vedremo una proliferazione dei sistemi senza pilota nel nostro spazio aereo commerciale. Saranno molto comuni nei prossimi anni”, ha detto Ross. “Questo significa che la nostra capacità di gestire in sicurezza quello spazio aereo e di proteggere le infrastrutture critiche,
siano esse formazioni militari o installazioni sensibili, sarà sempre più importante”.

Le dichiarazioni arrivano mentre l’Esercito Usa ha appena completato l’identificazione di sei soldati uccisi in Kuwait in un attacco con drone “one-way”, cioè un velivolo impiegato come arma suicida. Interrogato sull’eventuale accelerazione degli sforzi dovuta al conflitto con l’Iran, Ross ha evitato riferimenti diretti alle operazioni in corso, ma ha confermato un aumento dell’attenzione e dell’urgenza.
“Stiamo facendo in modo che abbiano tutto ciò di cui hanno bisogno per proteggersi, sia in patria sia all’estero”, ha dichiarato. “Non direi che questo riguardi esclusivamente il Medio Oriente, ma stiamo assolutamente pensando alle sedi dei partner e degli alleati del Dipartimento della Difesa in tutto il mondo che potrebbero trovarsi sotto minaccia”.
Per Ross, la creazione della JIATF-401, avvenuta alla fine dell’estate scorsa, risponde proprio all’esigenza di non attendere un evento traumatico sul territorio americano prima di affrontare il problema. “Non volevamo aspettare un nuovo 11 settembre negli Stati Uniti per intervenire sulla minaccia dei sistemi senza pilota”, ha spiegato.
Gli sviluppi dell’ultima settimana in Medio Oriente, ha aggiunto, hanno semplicemente alzato il livello di urgenza politica e operativa attorno al tema, già presente da tempo nei dossier del Pentagono.
Sul piano pratico, la task force sta lavorando insieme a partner come FBI e Department of Homeland Security per definire standard e politiche comuni per l’impiego dei sistemi di contrasto ai droni, oltre a sviluppare un marketplace online dedicato.
Il portale, ha ammesso Ross, è già attivo ma ancora “macchinoso”. Il passo successivo sarà l’assegnazione di un contratto per una architettura comune di comando e controllo, capace di far dialogare in modo fluido sistemi utilizzati dalle diverse forze armate e dalle altre agenzie governative. Secondo il generale, il nuovo sistema potrebbe essere schierato nel giro di pochi mesi.
Un altro nodo cruciale è la condivisione dei dati. Ross ha sottolineato la necessità di definire standard comuni su modalità e formati di trasmissione delle informazioni, elemento essenziale per garantire che ogni sistema contro-UAS inserito nel marketplace della JIATF-401 possa funzionare correttamente, sia per il Dipartimento della Difesa, sia per la NATO, sia per le agenzie civili di law enforcement.
“Devono sapere che funzionerà. Io devo sapere che è compatibile. Oggi le persone questo non lo sanno”, ha detto.
Ross punta inoltre a semplificare radicalmente l’installazione di questi apparati, immaginando soluzioni pronte all’uso che non richiedano necessariamente l’intervento di tecnici specializzati inviati dai fornitori.
“Una base dovrebbe poter ordinare l’equipaggiamento e installarlo come si fa con un campanello Ring”, ha osservato. “Oggi non succede. Molti sistemi richiedono competenze aggiuntive”.
Il messaggio del Pentagono è chiaro: la minaccia dei droni non è più un rischio limitato a teatri di guerra specifici, ma un problema strutturale destinato ad allargarsi con la diffusione della tecnologia nel settore civile e commerciale. Per i vertici militari americani, la corsa ad adeguare difese, procedure e interoperabilità è già iniziata — e non può permettersi di arrivare in ritardo.






