Gli Stati Uniti si preparano a inviare in Medio Oriente Merops, un sistema anti-drone che ha già dato risultati utili contro i velivoli russi impiegati in Ucraina. La scelta nasce da un problema ormai evidente: fermare droni economici con missili molto costosi non è sostenibile né sul piano militare né su quello finanziario.
Merops affronta la minaccia con una logica diversa da quella dei sistemi tradizionali di difesa aerea. Si tratta infatti di una piattaforma che usa droni contro droni, capace di individuare, inseguire e neutralizzare i bersagli anche in ambienti disturbati dal jamming elettronico. È una risposta più flessibile a minacce come gli Shahed iraniani, che Mosca ha utilizzato in massa in Ucraina e che oggi preoccupano sempre di più anche nel Medio Oriente.

L’aspetto più interessante è che Merops non rappresenta un esperimento teorico, ma una soluzione già impiegata in contesto NATO. Il sistema era stato infatti schierato in Polonia e Romania dopo i ripetuti sconfinamenti di droni russi nello spazio aereo alleato. In altre parole, la guerra in Ucraina ha già spinto l’Alleanza a testare sul campo nuove difese contro una minaccia che i sistemi classici faticano a gestire.
La lezione è chiara: i droni sono difficili da intercettare, possono confondersi con tracce radar minori e impongono un rapporto costi-benefici sfavorevole a chi si difende. Colpire un drone da poche decine di migliaia di dollari con un intercettore da centinaia di migliaia, o addirittura da oltre un milione, rischia di trasformarsi in una trappola economica prima ancora che militare. Per questo la “soluzione NATO” basata su sistemi più mobili, distribuiti e meno costosi appare sempre più interessante.

Ed è qui che entra in gioco l’Italia. Per posizione geografica e per centralità nel Mediterraneo, il nostro Paese è esposto a minacce ibride e asimmetriche che non riguardano solo un conflitto convenzionale, ma anche la protezione di basi, aeroporti, porti, centrali energetiche e infrastrutture critiche. In questo scenario, i droni rappresentano uno strumento ideale per colpire in modo economico, rapido e difficile da prevenire.
Per questo l’esperienza maturata da Ucraina, Stati Uniti e fianco orientale della NATO merita attenzione anche a Roma. Merops non è necessariamente l’unica risposta, ma indica una direzione precisa: affiancare ai sistemi tradizionali una difesa anti-drone dedicata, agile e sostenibile. Se Washington ha deciso di trasferire questa lezione dal fronte ucraino al Medio Oriente, anche l’Italia farebbe bene a considerarla con maggiore urgenza. Perché la minaccia è già attuale, e la risposta non può arrivare in ritardo.

Merops, il sistema che ferma i droni: perché può servire anche all’Italia






