La Dottrina Militare Trump 2.0 contro Terrorismo e Stati Canaglia – Airpower/COIN/Regional Power

CONDORALEXCONDORALEXGeopolitica2 ore fa95 Visualizzazioni

Nelle ultime ore, l’annuncio di Donald Trump sull’avvio di “major combat operations” in Iran ha reso esplicito un impianto strategico che, già in precedenza, stava prendendo forma: una dottrina radicalmente pragmatica, centrata sul ridurre l’attrito politico e umano delle “guerre lunghe” e sull’ottenere effetti decisivi senza impantanarsi in estese campagne terrestri.

Questa linea d’azione combina tre pilastri operativi (airpower proiettato dai Carrier Strike Group – CSG, contro-insurrezione “indiretta”, forze speciali) e una cornice politico-strategica (alleati regionali e “via d’uscita” negoziale). Il lessico usato dall’amministrazione—compreso il termine “rough states” circolato nel dibattito politico USA—descrive regimi percepiti come aggressivi, destabilizzanti e difficili da dissuadere con gli strumenti classici.

La Dottrina Militare Trump 2.0 contro Terrorismo e Stati Canaglia - Airpower/COIN/Regional Power
La Dottrina Militare Trump 2.0 contro Terrorismo e Stati Canaglia – Airpower/COIN/Regional Power

1) Primo pilastro: Airpower e Carrier Strike Group

La componente più evidente è la centralità della potenza aerea a lungo raggio (e stand-off) proiettata anche dagli Carrier Strike Group, CSG strumenti chiave della dottrina, perché consentono di proiettare potenza chirurgica in qualunque teatro senza dipendere da basi terrestri vulnerabili o da complesse autorizzazioni politiche. Delle Fortezze Multidominio (portaerei, caccia/strike, guerra elettronica, unità di scorta, difesa aerea e antimissile, capacità anti-sommergibile, forze anfibie e speciali, logistica) capaci di colpire minaccia A2AD, infrastrutture strategiche, comando-controllo e missili Very Long Range dell’avversario, riducendo l’esposizione delle forze USA al logoramento del Dominio Land.

Nel discorso sull’Iran, Trump ha impostato l’azione in termini di negazione di capacità (missili, industria missilistica, marina) e prevenzione di minacce ritenute esistenziali—soprattutto legate al nucleare—con un messaggio deliberatamente semplice e ripetuto: “non avranno mai un’arma nucleare”.
Anche l’episodio precedente del 2025—Operation Midnight Hammer, con attacchi su Fordow, Natanz e Isfahan—viene spesso presentato come prova del concetto: colpire obiettivi “hard” con mezzi d’élite (B-2, munizionamento penetrante, cruise), cercando di ottenere un risultato strategico senza occupazione.

La logica di fondo: se l’avversario trae vantaggio dall’impantanarti a terra, allora la dottrina punta a togliergli il tipo di guerra che preferisce, imponendo invece una guerra a lungo raggio, di precisione, superiorità tecnologica e ritmo operativo.

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2) Secondo pilastro: “contro-insurrezione rovesciata” (il popolo contro il regime)

Qui la dottrina COIN classica viene evoluta a population-centric negli obiettivi, con un overwatch dall’alto: gli Stati Uniti guidano con superiorità aerea, intelligence, precision strike e pressione coercitiva, condotta con grandi forze sul terreno. L’idea è: non sei tu a fare nation-building, ma crei le condizioni perché il centro politico dell’avversario perda controllo e legittimità, mentre la popolazione diventi l’Agente del cambiamento.

Questo emerge chiaramente nell’appello diretto di Trump agli iraniani: rimanere al riparo durante la campagna aerea e poi “prendere il controllo” del governo, con un esplicito framing di “finestra storica” per rovesciare l’élite dominante.
È una narrazione coerente con l’etichettatura dell’Iran come sponsor del terrorismo e con l’obiettivo dichiarato di colpire non solo capacità militari ma architetture di potere che alimentano proxy e milizie nella regione.

3) Terzo pilastro: Forze Speciali per colpi chirurgici “protetti” dal cielo

Il terzo elemento è l’impiego di SOF (Special Operations Forces) come strumento selettivo: azioni rapide, mirate, ad alto impatto, con copertura ISR e potenza aerea per estrazione e protezione. Il modello è quello della decapitazione/neutralizzazione di nodi critici, colpendo obiettivi ad alto valore o reti chiave— quello che in dottrina si chiamerebbe “centro di gravità”, o quantomeno nodi decisivi del sistema avversario.

In Venezuela, ad esempio, l’operazione USA di gennaio 2026 viene descritta da fonti autorevoli come un intervento che ha portato alla cattura di Nicolás Maduro e al controllo/riassetto di leve economiche (in primis il petrolio), con una coda diplomatica e finanziaria immediata.
Al di là del giudizio politico, è un caso che illustra l’idea “raid + pressione + outcome” al posto di una campagna di occupazione prolungata.

4) Cornice regionale: far fare agli Alleati regionali, mentre Washington domina cielo e intelligence

Un’altra caratteristica è l’uso di una politica di potenza regionale: alleati o partner vengono incentivati (o lasciati agire) nel dominio terrestre, mentre gli Stati Uniti forniscono ombrello aereo, intelligence, capacità di precision strike, logistica e deterrenza.

Nel dibattito pubblico recente, questo schema è spesso richiamato facendo esempi come:

  • Israele contro Hamas/Hezbollah (dimensione terrestre e di prossimità, con un contesto di deterrenza e supporti esterni variabili).
  • Pakistan (forse…) rispetto al quadrante afghano (pressione transfrontaliera, dinamiche di proxy e sicurezza di frontiera).
  • Siria, una coalizione di ribelli guidata dal gruppo Hay’at Tahrir al-Sham (HTS) ha abbattuto il regime di Assad attraverso un’offensiva fulminea di 11 giorni, che ha visto il collasso delle difese governative e la rapida conquista di Aleppo e Damasco.

Il punto non è l’equiparazione dei contesti (molto diversi), ma il principio: Washington cerca di evitare la “trappola” della presenza massiva di fanteria, trasferendo parte del costo politico-militare del terreno a chi è geograficamente e strategicamente più esposto.

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5) La “via d’uscita” negoziale: escalation con porta socchiusa

Un tratto ricorrente—almeno nella retorica—è offrire una exit ramp: ultimatum, messaggi di immunità/amnistia, possibilità di accordo “prima che sia troppo tardi”. Nel discorso sull’Iran, Trump combina minaccia massima con un invito esplicito alla resa di apparati armati (“deponete le armi… immunità”) e con il riferimento a tentativi di accordo poi falliti.
Questa struttura serve a due scopi: (1) legittimare l’uso della forza come “ultima risorsa”; (2) creare fratture nel blocco avversario (élite militari, sicurezza interna, tecnocrazia).

Tre casi in sequenza: Siria “contenuta”, Venezuela “convertito”, Iran “in corso”

  • Siria: più che un “risolto”, il dossier appare come un equilibrio instabile, dove il rischio è che tensioni locali e incastri regionali riaprano cicli di violenza. In analisi recenti si sottolineano fragilità e possibilità di riaccensione del conflitto.
  • Venezuela: l’azione del gennaio 2026 e gli sviluppi immediati (finanza dell’export petrolifero, contenziosi legali, gestione dei proventi) mostrano un risultato “rapido” rispetto agli standard delle guerre di stabilizzazione.
  • Iran: siamo nella fase più pericolosa, perché la risposta iraniana e l’escalation regionale sono già parte della cronaca di queste ore (missili verso Israele e attacchi verso basi USA in regione, secondo varie ricostruzioni).

Conclusione: una dottrina di potenza “a distanza” che scommette sul collasso del centro politico avversario

Nel discorso sull’Iran, Trump riassume l’essenza di questa postura: schiacciare capacità militari e coercitive dall’alto, spezzare le reti regionali, e contemporaneamente parlare alla popolazione come destinatario finale del cambiamento.
Il nodo, ora, è verificare se la dottrina funziona davvero nel caso più complesso: l’Iran, dove la resilienza del regime, la capacità di ritorsione e il rischio di guerra regionale mettono alla prova l’intero impianto.

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Al secolo Alessandro Generotti, C.le magg. Paracadutista in congedo. Brevetto Paracadutista Militare nº 192806. 186º RGT Par. Folgore/5º BTG. Par. El Alamein/XIII Cp. Par. Condor. Fondatore e amministratore del sito web BRIGATAFOLGORE.NET e DIFESANEWS.COM. Blogger e informatico di professione

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