Tira una brutta aria a Limes, la storica rivista italiana di geopolitica diretta da Lucio Caracciolo. Dopo l’uscita clamorosa di tre firme autorevoli — Federigo Argentieri, Franz Giustincich e Giorgio Arfaras — arriva una decisione destinata a pesare molto più delle precedenti: il generale Vincenzo Camporini lascia il Consiglio scientifico della rivista.
Non si tratta di una defezione qualunque. Camporini è stato Capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica Militare e successivamente Capo di Stato Maggiore della Difesa, una delle più alte cariche militari della Repubblica. La sua uscita assume dunque un valore che va oltre il dissenso accademico: è un segnale istituzionale, politico e morale.
La rottura avviene in un momento già segnato da tensioni interne. Le dimissioni multiple indicano una crisi profonda, non episodica, legata alla percezione di una linea editoriale giudicata da più parti sbilanciata a favore di Mosca nel racconto della guerra in Ucraina.

Il generale Camporini ha motivato la sua scelta con parole misurate ma nette, affidate a un messaggio pubblico: l’incompatibilità tra la linea editoriale di Limes e i principi fondamentali del diritto internazionale, apertamente messi in discussione dall’aggressione russa all’Ucraina.
Per Camporini, il punto non è la libertà di analisi geopolitica, che resta un valore imprescindibile, ma il rischio di scivolare in una ambiguità morale che finisce per normalizzare una violazione della sovranità di uno Stato riconosciuto. Una posizione coerente con il suo percorso istituzionale e con l’esperienza maturata ai vertici della Difesa italiana e nei contesti euro-atlantici.
La sua uscita si colloca a poche ore dall’intervista in cui il professor Federigo Argentieri, fondatore di Limes e membro del consiglio redazionale dal 1993, ha parlato apertamente di una rivista affetta da un “pregiudizio strutturale” nei confronti dell’Ucraina, aggravatosi dopo il 2014 con l’annessione della Crimea e la guerra nel Donbas.
Secondo Argentieri e altri studiosi dimissionari, Limes avrebbe progressivamente adottato una narrazione sempre più indulgente verso Mosca. Emblematiche, in questo senso, le mappe che rappresentano la Crimea come territorio russo, nonostante si tratti di un’area contesa secondo il diritto internazionale. Una scelta definita “assurda prima ancora che politica”.
Se l’uscita di accademici segnala una frattura culturale, l’addio di Camporini segna una frattura istituzionale. La sua figura, difficilmente riconducibile a schemi ideologici, rende la rottura particolarmente significativa e apre una riflessione più ampia sul ruolo degli esperti e dei media nel raccontare i conflitti contemporanei.
In un contesto internazionale sempre più polarizzato, la vicenda Limes pone una domanda cruciale: fino a che punto l’analisi geopolitica può spingersi senza perdere il riferimento ai principi fondamentali del diritto internazionale?
Una domanda che, con l’uscita del generale Camporini, non può più essere elusa.







