Un gruppo di parlamentari democratici statunitensi ha chiesto al Pentagono chiarimenti sui ritardi nel pagamento delle indennità di separazione destinate ad alcuni militari interessati dalla nuova politica dell’amministrazione Trump sul servizio delle persone con disforia di genere.
La richiesta è contenuta in una lettera inviata al segretario alla Difesa Pete Hegseth il 24 settembre. I firmatari chiedono al Dipartimento della Difesa di fornire entro il 14 ottobre dati sui pagamenti, sulle procedure adottate e sui tempi necessari per corrispondere integralmente le somme previste.
L’iniziativa arriva dopo notizie secondo cui almeno 12 militari transgender non avrebbero ricevuto nei tempi previsti, o in alcuni casi non avrebbero ancora ricevuto integralmente, le indennità legate alla loro uscita dalle Forze armate.
Tre casi citati dai parlamentari
Nella lettera vengono richiamate alcune situazioni specifiche riportate dalla stampa americana.
Tra queste figura un militare dell’Army National Guard, padre di due gemelli di tre anni, che sarebbe in attesa di un’indennità di circa 130 mila dollari.
Un maggiore dell’Air Force, precedentemente impiegato come pilota di elicotteri da ricerca e soccorso, avrebbe invece maturato un pagamento di circa 340 mila dollari.
Viene inoltre citato il caso di un componente della Texas National Guard al quale resterebbero da corrispondere più di 66 mila dollari.
I parlamentari chiedono al Pentagono di verificare se si tratti di singoli problemi amministrativi oppure di ritardi più estesi nell’applicazione delle procedure previste per il personale coinvolto dalla nuova politica.
«Ritardare i pagamenti promessi ai militari transgender significa aggiungere un’altra ferita», ha dichiarato il deputato Mark Takano, presidente del Congressional Equality Caucus e tra i firmatari della richiesta. La posizione rappresenta la valutazione politica dei parlamentari promotori dell’iniziativa.
Le nuove regole del Pentagono
La questione nasce dall’Executive Order 14183, firmato dal presidente Donald Trump il 27 gennaio 2025, e dalle successive direttive emanate dal Dipartimento della Difesa.
Il 26 febbraio 2025 il Pentagono ha stabilito che una diagnosi attuale o pregressa di disforia di genere, o la presenza di sintomi compatibili con essa, è generalmente incompatibile con il servizio militare, salvo limitate deroghe valutate caso per caso. Il provvedimento ha inoltre avviato le procedure di separazione del personale interessato.
Le disposizioni prevedono due modalità principali di uscita.
I militari che scelgono la separazione volontaria possono ottenere un’indennità più elevata rispetto a coloro che vengono separati involontariamente. Il Dipartimento della Difesa aveva indicato, come esempio, il caso di un militare E-5 con dieci anni di servizio: circa 101 mila dollari in caso di separazione volontaria contro poco più di 50 mila in caso di separazione involontaria.
L’importo effettivamente spettante varia in base al grado, agli anni di servizio e alla modalità con cui termina il rapporto con le Forze armate.
Il Congresso chiede tempi e importi
I parlamentari richiamano nella lettera il Titolo 10 del Codice degli Stati Uniti e le direttive del Dipartimento della Difesa che disciplinano il trattamento economico previsto al momento della separazione.
La richiesta non riguarda soltanto il personale coinvolto dall’Executive Order 14183.
Il Pentagono dovrà fornire i tempi medi e mediani necessari per completare i pagamenti relativi a tutti i militari separati dalle Forze armate tra il 20 gennaio 2025 e il 23 settembre 2026 che risultavano aventi diritto a un’indennità.
Per il personale separato in applicazione della nuova politica, i parlamentari chiedono inoltre informazioni anonime riguardanti il tipo di congedo, l’importo spettante, quello effettivamente versato e le date dei pagamenti.
L’obiettivo è confrontare i tempi delle pratiche con quelli registrati per gli altri militari usciti dal servizio nello stesso periodo.
Richieste anche le comunicazioni interne
La lettera chiede al Dipartimento della Difesa di trasmettere anche le direttive e le comunicazioni interne riguardanti la gestione delle indennità.
Dovranno essere indicati i giorni trascorsi tra la data di separazione e il primo pagamento, oltre al tempo necessario per arrivare al saldo completo.
I firmatari hanno ribadito contemporaneamente la propria opposizione alla politica adottata dall’amministrazione Trump, ricordando che la Camera dei Rappresentanti ha respinto in precedenza un tentativo di inserirne le disposizioni nella legislazione federale.
La lettera porta le firme, tra gli altri, di Chrissy Houlahan, Sarah McBride, Adam Smith, Mark Takano, Sara Jacobs, Eric Sorensen ed Everton Blair.
I ricorsi contro la nuova politica
La politica del Pentagono è stata oggetto di diversi ricorsi davanti ai tribunali federali.
Nel maggio 2025 la Corte Suprema ha consentito temporaneamente all’amministrazione di applicare le nuove disposizioni mentre proseguiva il procedimento giudiziario nel caso Shilling v. United States. La decisione non costituiva una pronuncia definitiva sulla legittimità della politica.
Dopo quella decisione, il Dipartimento della Difesa ha ripreso l’attuazione delle procedure di separazione. Secondo le stime diffuse all’epoca dal Pentagono, circa 4.000 militari risultavano diagnosticati con disforia di genere, anche se lo stesso Dipartimento aveva precisato che il numero poteva variare.
Altri procedimenti giudiziari relativi alla politica e alle conseguenze economiche e pensionistiche per il personale coinvolto sono proseguiti parallelamente.
La richiesta presentata ora dai parlamentari riguarda però un aspetto più circoscritto: indipendentemente dall’esito definitivo delle controversie giudiziarie, chiedono che il Pentagono chiarisca se le indennità già riconosciute ai militari separati siano state corrisposte correttamente e nei tempi previsti.
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