Un’apertura diplomatica e militare senza precedenti potrebbe infrangere il "muro di gomma" che per 46 anni ha coperto lo scenario di scontro aereo nei cieli del Tirreno. L’Ambasciata di Francia a Roma ha formalmente trasmesso alla Farnesina una nota in cui dichiara la propria disponibilità a inviare all'Italia tutti i documenti e i registri militari relativi alla strage di Ustica. L'intero incartamento è stato immediatamente inoltrato alla Procura di Roma.
Con questa svolta inattesa, i pm capitolini si apprestano a una scelta decisiva: nell'udienza del 30 settembre davanti al Gip, la Procura è pronta a ritirare la richiesta di archiviazione, riaprendo in modo diretto il fascicolo sulle operazioni tattiche e sugli ordini di missione che la sera del 27 giugno 1980 portarono all'abbattimento del volo civile Itavia IH870 e alla morte di 81 vittime.
Un cielo d'attacco: il contesto operativo del 27 giugno 1980
La narrazione iniziale del cedimento strutturale — promossa dai vertici militari per coprire la presenza di aerei da combattimento e costata il fallimento alla compagnia Itavia nel 1981 — è stata spazzata via dalle evidenze balistiche e dalle analisi dei tracciati radar. La sera del 27 giugno 1980, lo spazio aereo tra Ponza e Ustica era il teatro di un’operazione d’intercettamento ad alta intensità:
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Intercettamento e traffico alleato: Dai nastri di Roma Controllo emersero fin dai primi momenti tracce di «traffico americano» e velivoli militari non identificati operanti a quote d'ingaggio lungo il Tirreno meridionale.
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Lo scenario del MiG-23 libico: Il ritrovamento, il 18 luglio 1980 sulla Sila, dei resti di un MiG-23 della Jamahiriya libica confermò un contesto d'azione che vedeva caccia NATO impegnati nel pedinamento radar (shadowing) o nell'ingaggio di velivoli ostili, intersecando la rotta del DC9 civile.
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Azione militare di abbattimento: Già nel 1989 le perizie giudiziarie stabilirono che a provocare il disastro fu l'esplosione di un missile aria-aria lanciato da un aereo militare o una drammatica quasi-collisione ad alta velocità. Nel 1999 la sentenza-ordinanza del giudice Rosario Priore concluse ufficialmente che l'aereo fu coinvolto e abbattuto durante un'azione militare di intercettamento.
La catena delle perizie e delle rivelazioni operative
| Data / Anno |
Sviluppo Tecnico e Operativo |
Conclusione della Magistratura / Periti |
| 27 Giugno 1980 |
Scomparsa dai radar del DC9 Itavia (81 vittime). |
Rilevato traffico di caccia militari non dichiarati nell'area del sorvolo. |
| 18 Luglio 1980 |
Trovati in Sila i resti del MiG-23 libico. |
Evidenza di operazioni d'intercettamento e scontro tra vettori esteri. |
| 16 Marzo 1989 |
Perizia Bucarelli al Giudice Istruttore. |
Certificata la presenza di un missile aria-aria lanciato contro o vicino al DC9. |
| 17 Giugno 1997 |
Perizia sui tracciati radar (Giudice Priore). |
Confermata la presenza di una formazione di caccia militari attorno all'aereo civile. |
| 1999 |
Ordinanza-Sentenza del Giudice Rosario Priore. |
Il disastro è avvenuto a seguito di un’azione militare di intercettamento. |
| 2008 / 2023 |
Dichiarazioni Cossiga e Giuliano Amato. |
Chiamata in causa la caccia francese e le missioni decollate da Solenzara. |
| Settembre 2026 |
Nota di Parigi trasmessa alla Farnesina. |
Messa a disposizione dei registri operativi; la Procura blocca l'archiviazione. |
Dai registri di volo di Solenzara alla verità sulle missioni NATO
Le ricostruzioni fornite dall'ex Presidente della Repubblica Francesco Cossiga nel 2008 e dall'ex Premier Giuliano Amato nel 2023 hanno indicato direttamente nella caccia francese la responsabile del lancio del missile, indirizzato originariamente contro un velivolo della leadership libica.
Fino ad oggi, i tentativi di identificare i singoli vettori si erano scontrati con il segreto militare e con la mancata consegna dei registri di decollo e di atterraggio delle basi aeree francesi nel Mediterraneo, prima fra tutte quella di Solenzara in Corsica, oltre che dei radar della flotta dell'Aéronavale.
La decisione di Parigi di condividere gli archivi militari apre uno scenario del tutto nuovo: consentirà agli inquirenti della Procura di Roma di incrociare i tracciati dei radar di terra italiani con le missioni di volo ufficialmente coperte da segreto, per identificare finalmente la catena di comando e i piloti protagonisti dell'ingaggio aereo del 27 giugno 1980.
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