CHRISTCHURCH, Nuova Zelanda — Con l'Australia in attesa di ricevere i sottomarini a propulsione nucleare (previsti tra diversi anni), i droni sottomarini autonomi come il Ghost Shark permettono di colmare le lacune operative mentre i sei sottomarini diesel-elettrici della classe Collins, ormai datati, continuano il loro servizio.
In questo contesto, il Governo australiano sta investendo
1,7 miliardi di dollari australiani (circa 1,2 miliardi di dollari USA) per dotarsi di
"decine e decine" di questi droni sottomarini autonomi extra-large (
XLAUV), sviluppati dall'azienda
Anduril, sebbene il numero esatto rimanga riservato. A meno di un anno dall'apertura del nuovo stabilimento di Anduril Australia, i Ghost Shark capaci di svolgere missioni complesse a grande distanza dalle coste vengono prodotti a ritmo crescente per la Royal Australian Navy. Il
primo esemplare era già stato consegnato all'inizio del
2026 per le fasi di collaudo e accettazione. Inoltre, la marina sta affiancando a questi mezzi anche lo
Speartooth, un XLAUV di dimensioni minori realizzato dalla ditta australiana
C2 Robotics.
La svolta sui payload segreti
Nonostante il forte riserbo iniziale da parte dei funzionari militari sulle modalità d'impiego dei Ghost Shark, le autorità australiane hanno recentemente alzato il velo sulle dotazioni. Durante una presentazione ufficiale tenutasi il 19 ottobre 2026 presso il centro produttivo di Anduril a Sydney, sono state mostrate tre tipologie di moduli di carico (payload):
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Mine navali: capaci di trasformare l'XLAUV in un vettore clandestino per la posa di fino a una dozzina di mine, ad esempio in corrispondenza di chokepoint marittimi strategici in caso di conflitto.
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Munizioni a circuitazione Altius-600: uno sciame di droni integrati progettati sia per funzioni di ricognizione e sorveglianza sia per attacchi di precisione.
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Casse di rifornimento logistico: moduli destinati al supporto tattico, su cui un funzionario ha commentato: "Diciamo solo che le persone possono usare l'immaginazione sul tipo di forze che ne usufruirebbero durante un rispiegamento".
Due di questi tre payload sono quindi sistemi d'arma cinetici concepiti per garantire al Ghost Shark una notevole capacità d'attacco. Il Ministero della Difesa ha precisato in una nota che il design modulare di queste piattaforme consente di integrare equipaggiamenti differenti e personalizzati in base alle specifiche esigenze di missione. Ulteriori payload sono attualmente in fase di sviluppo e includeranno siluri leggeri e pesanti, oltre a sistemi per la guerra elettronica (EW).
Flessibilità operativa e impiego strategico
Come ha spiegato il Ministro per l'Industria della Difesa, Pat Conroy, i droni Ghost Shark offrono grande flessibilità logistica: possono infatti essere lanciati da container da trasporto marittimo, dalla poppa di imbarcazioni di dimensioni ridotte o direttamente dalle banchine portuali. "Questo insinua forti dubbi nelle menti dei potenziali avversari", ha affermato Conroy.
Sull'importanza della modularità si è espresso anche il Capo di Stato Maggiore della Marina, Viceammiraglio Matt Buckley: "Le nostre piattaforme devono continuare a evolversi. L'evoluzione dei moduli di carico adattabili a veicoli senza equipaggio come il Ghost Shark ci garantisce un'enorme flessibilità per adeguarci alle missioni future. Il nostro obiettivo è chiaro: dobbiamo consegnare capacità militari alla velocità dell'innovazione, rafforzare la nostra abilità nel condurre operazioni subacquee e di guerra sui fondali, contribuire al diniego del mare e proteggere le nostre infrastrutture critiche sottomarine".
A testimonianza della loro operatività, il Ghost Shark e i relativi moduli di carico hanno già preso parte alle ultime edizioni dell'esercitazione Maritime Big Play Pacific, compresa la fase svoltasi a San Diego lo scorso ottobre.
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