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ULTIMECaccia del Futuro: lo SCAF fallisce tra Parigi e Berlino, mentre il GCAP attira la Germania e si espande con il Canada
Aeronautica

Caccia del Futuro: lo SCAF fallisce tra Parigi e Berlino, mentre il GCAP attira la Germania e si espande con il Canada

Il programma SCAF, avviato da Francia, Germania e Spagna, resta bloccato dalle divergenze tra Dassault e Airbus su guida e proprietà intellettuale. Parigi punta sull'evoluzione F5 del Rafale, prevista nel 2035, mentre Berlino valuta l'ingresso nel GCAP di Italia, Regno Unito e Giappone. Il Canada partecipa al GCAP come Paese osservatore e ha avviato accordi di cooperazione industriale.

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Caccia del Futuro: lo SCAF fallisce tra Parigi e Berlino, mentre il GCAP attira la Germania e si espande con il Canada
Redazione Redazione 4 min di lettura 29 Scarica PDF

Il programma SCAF, avviato da Francia, Germania e Spagna, resta bloccato dalle divergenze tra Dassault e Airbus su guida e proprietà intellettuale. Parigi punta sull'evoluzione F5 del Rafale, prevista nel 2035, mentre Berlino valuta l'ingresso nel GCAP di Italia, Regno Unito e Giappone. Il Canada partecipa al GCAP come Paese osservatore e ha avviato accordi di cooperazione industriale.

Mentre la Francia sceglie la via sovranista del "fai-da-te" con il Rafale, la Germania guarda con pragmatismo al programma italo-anglo-giapponese GCAP, che apre le porte anche al Canada.

Il ridisegno delle strategie militari europee passa dall'ennesimo strappo tra le due principali potenze del continente. Dopo il sostanziale fallimento industriale e politico dello SCAF (Système de combat aérien du futur) — l'ambizioso progetto franco-tedesco lanciato nel 2017 da Emmanuel Macron e Angela Merkel per creare il sistema d'arma di sesta generazione, Parigi e Berlino hanno imboccato due strade diametralmente opposte, mettendo in evidenza divergenze profonde sull'idea stessa di Difesa comune europea.

L'approccio francese: sovranismo industriale e ripiegamento sul nazionale

Per la Francia, lo SCAF avrebbe dovuto rappresentare l'architettura centrale dell'autonomia strategica europea. Tuttavia, le incessanti frizioni industriali tra il colosso francese Dassault e il consorzio europeo Airbus (in rappresentanza di Germania e Spagna) sulla leadership del progetto e sulla proprietà intellettuale hanno finito per paralizzare l'iniziativa.

Di fronte allo stallo, l'approccio di Parigi si è confermato fedele alla propria tradizione: il rilancio dell'autonomia nazionale.

  • Strategia a breve-medio termine: La Francia ha deciso di concentrare le proprie risorse sul programma nazionale per l'evoluzione del Rafale (versione F5), la cui entrata in servizio è prevista per il 2035 con capacità avanzate di guerra elettronica.

  • Prospettiva futura: Dassault lavorerà in autonomia al successore del proprio caccia, rinunciando alla condivisione di tecnologie chiave con i partner europei pur di mantenere il controllo industriale completo.

L'approccio tedesco: pragmatismo, cooperazione transcontinentale e il nodo GCAP

Di segno opposto è la risposta della Germania. Priva di un "campione nazionale" nell'aviazione da caccia paragonabile a Dassault e legata alla propria quota in Airbus, Berlino ha adottato un approccio estremamente pragmatico e aperto alle alleanze internazionali.

Con lo SCAF ormai ai margini, il governo tedesco (guidato dal cancelliero Friedrich Merz) e la leadership di Airbus (guidata dal CEO Guillaume Faury) stanno valutando l'adesione a programmi alternativi già avviati:

  1. L'opzione principale (GCAP): Berlino ha avviato contatti per valutare un ingresso nel GCAP (Global Combat Air Programme), il programma formato da Italia, Regno Unito e Giappone per la realizzazione di un velivolo da combattimento di sesta generazione entro il 2035 (sostenuto da uno stanziamento tripartito di 5,4 miliardi di euro). L'ipotesi trova il favore di partner industriali come la britannica BAE Systems e l'italiana Leonardo (il cui AD, Lorenzo Mariani, ha definito "vantaggiosa dal punto di vista industriale" l'eventuale partecipazione tedesca).

  2. L'ipotesi svedese: In alternativa, la Germania valuta un'alleanza tra Airbus e la svedese Saab, sebbene i tempi della Svezia (che pianifica il successore del Gripen verso il 2060) mal si concilino con l'urgenza operativa di Berlino.

L'espansione del GCAP: il ruolo strategico del Canada

Il GCAP dimostra un'elevata capacità di attrazione anche oltre il continente europeo ed asiatico. Al salone aeronautico di Farnborough, il Canada è entrato a far parte del programma come primo Paese "osservatore", segnando un passo fondamentale per l'apertura del consorzio a nuovi partner strategici NATO.

  • Integrazione industriale: L'ingresso di Ottawa non è solo formale: il Canada ha recentemente siglato primi accordi di cooperazione industriale relativi al GCAP (coinvolgendo colossi nazionali come Bombardier al fianco di BAE Systems).

  • Obiettivo canadese: Lo status di osservatore permette a Ottawa di valutare da vicino la governance, le tecnologie e i requisiti di sicurezza del caccia di sesta generazione, ponendo le basi per un futuro ingresso a pieno titolo per rinnovare la propria flotta aerea e valorizzare il settore aerospaziale interno.

Il rischio di frammentazione europea

Il netto contrasto tra la tentazione autarchica di Parigi e la ricerca di alleanze ad ampio raggio di Berlino ripropone il cronico problema dell'industria bellica del Vecchio Continente. Come evidenziato dai vertici di Leonardo, la sovrapposizione di piattaforme e consorzi concorrenti rischia di disperdere le risorse finanziarie e complicare l'interoperabilità tra le forze armate dell'Alleanza Atlantica.

Mentre il GCAP consolida il proprio percorso industriale e politico verso il 2035 espandendosi verso il Nord America, l'asse franco-tedesco si scopre ancora una volta diviso tra l'orgoglio strategico francese e la necessità pragmatica tedesca di non rimanere esclusa dai cieli del futuro.

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