La 7e Brigade Blindée francese sta sperimentando una diversa organizzazione delle proprie unità corazzate, suddivise in nuclei più piccoli e modulari con l’obiettivo di ridurre la convenienza dell’ingaggio avversario in un campo di battaglia sempre più trasparente ai sensori e sorvegliato dai droni.
Il comandante della brigata, generale Maxime Do Tran, ha spiegato che questi elementi possono essere combinati e ricombinati «come mattoncini Lego» in funzione della missione. La sperimentazione riguarda non soltanto la struttura delle unità, ma anche il comando, l’addestramento e l’organizzazione dei posti comando.
Un plotone francese di cavalleria pesante comprende normalmente quattro carri Leclerc e quattro veicoli blindati leggeri VBL. La 7e Brigade Blindée sta verificando fino a che punto sia possibile suddividere questa struttura senza comprometterne la coerenza tattica.
Dal modulo 1+1 al modulo 2+2
La prima configurazione provata comprendeva un Leclerc e un VBL. Secondo Do Tran, questo modulo si è però rivelato troppo ridotto per garantire una sufficiente coerenza tattica.
La brigata è quindi tornata, almeno per ora, a nuclei composti da due carri e due VBL. Si tratta ancora di una soluzione sperimentale, non di una modifica già consolidata della dottrina dell’Esercito francese.
L’obiettivo è disperdere maggiormente i mezzi, così da ridurre il valore dei singoli nuclei come bersaglio. Anche dopo l’individuazione, ha spiegato il generale, il nemico potrebbe non ritenere conveniente impiegare risorse contro uno o due carri isolati.
«Quanto minore è il valore del bersaglio, tanto minore è la probabilità che il nemico decida di colpirlo», ha affermato Do Tran il 9 settembre 2026. Nella sua impostazione, la dispersione deve quindi porre l’avversario davanti a un problema di rapporto costo-efficacia.
Il riferimento è soprattutto all’esperienza osservata in Ucraina, dove droni e sensori hanno reso più difficile la manovra dei mezzi corazzati e contribuito a creare ampie fasce del fronte costantemente sorvegliate e rapidamente battibili dal fuoco.
Orion mette alla prova comando e autonomia
La cavalleria pesante della brigata ha sperimentato operazioni con mezzi plotoni durante Orion 2026. Le attività sono servite soprattutto a verificare la capacità dei sottufficiali di operare con formazioni ridotte e con maggiore autonomia.
La prima difficoltà, secondo Do Tran, consiste nel comprendere correttamente l’intento del comandante e agire senza attendere continuamente disposizioni dal comandante di plotone. La piena autonomia non è stata ancora raggiunta e ai mezzi plotoni non vengono ancora assegnate missioni completamente differenziate.
Dal punto di vista strutturale, tuttavia, il modello è già considerato applicabile dalla brigata.
I vincoli delle attività in tempo di pace hanno limitato gran parte degli spostamenti alle strade, impedendo ai mezzi corazzati di esercitare pienamente la dispersione e la successiva concentrazione delle forze su terreno aperto e fuori dagli assi stradali.
L’esperimento riguarda anche l’organizzazione tradizionale degli squadroni. Per una manovra di sfondamento, Do Tran ha ipotizzato di definire il fabbisogno in termini di moduli corazzati, anziché ragionare necessariamente su due o tre squadroni completi.
Il generale ha citato configurazioni molto diverse tra loro come esempi di una possibile evoluzione: un carro affiancato da tre motociclette e supportato da droni, oppure dieci carri quando la situazione richieda una maggiore concentrazione di forza.
Cinque moduli anche per il posto comando
La stessa logica è stata applicata all’organizzazione del comando. Durante Orion, la 7e Brigade Blindée ha sperimentato la riduzione dell’impronta dei posti comando e la semplificazione dei flussi informativi, anche attraverso ordini grafici trasmessi mediante collegamento dati.
Il posto comando è stato suddiviso in cinque moduli, capaci di operare congiuntamente oppure in sedi separate. L’obiettivo è applicare anche alla funzione di comando lo stesso principio di dispersione utilizzato per le unità da combattimento.
Elementi della brigata, indicata anche come 7e BB, sono stati schierati in Romania, dove la Francia guida un gruppo tattico multinazionale.
La sperimentazione comporta anche conseguenze sull’addestramento. I comandanti delle unità minori devono infatti essere preparati a operare con maggiore libertà decisionale, mantenendo però la capacità di coordinarsi e ricomporre rapidamente formazioni più grandi quando la manovra lo richiede.
Un futuro carro più modulare
Do Tran vorrebbe ritrovare lo stesso livello di flessibilità anche nei futuri carri armati, immaginati come piattaforme più aperte e riconfigurabili in funzione della missione.
Il cannone principale potrebbe, in alcuni casi, lasciare spazio a sistemi antidrone o a lanciatori di droni. Secondo il comandante, una quota crescente della potenza di fuoco potrebbe inoltre essere fornita dall’artiglieria e dai droni, da lui descritti come «bombe volanti».
Questo non significa, nella sua valutazione, la scomparsa del tiro diretto. Do Tran ha però ipotizzato una riduzione della centralità del tradizionale duello fra cannoni e si è chiesto se, in determinate circostanze, una munizione vagante possa svolgere compiti oggi affidati a un cannone da 120 mm o di calibro superiore.
Il generale continua comunque a considerare i carri necessari nelle manovre di sfondamento e soprattutto nello sfruttamento delle brecce. L’Esercito francese, nella sua valutazione, deve conservare la capacità di concentrare rapidamente la forza e manovrare quando si apre un varco, indipendentemente dal modo in cui questo sia stato ottenuto.
La sperimentazione della 7e Brigade Blindée resta quindi orientata a conciliare due esigenze apparentemente opposte: disperdere le forze per ridurre il valore dei singoli bersagli e mantenere, allo stesso tempo, la capacità di ricostituire rapidamente la massa necessaria nel punto decisivo.
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