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ULTIMEL'Arabia Saudita valuta un'offensiva contro gli Houthi in Yemen per riprendere il controllo di Bab el-Mandeb
Medio Oriente e Africa

L'Arabia Saudita valuta un'offensiva contro gli Houthi in Yemen per riprendere il controllo di Bab el-Mandeb

Secondo fonti regionali e occidentali, l'operazione potrebbe mobilitare oltre 100.000 militari yemeniti e aprire più fronti.

La fregata Makkah (814) della Royal Saudi Naval Force attraversa lo Stretto di Bab el-Mandeb, 20 novembre 2020
La fregata Makkah (814) della Royal Saudi Naval Force attraversa lo Stretto di Bab el-Mandeb, 20 novembre 2020 - © U.S. Navy / Mass Communication Specialist 3rd Class Louis Thompson Staats IV – Public Domain.
La fregata Makkah (814) della Royal Saudi Naval Force attraversa lo Stretto di Bab el-Mandeb, 20 novembre 2020
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L'Arabia Saudita valuta un'offensiva contro gli Houthi in Yemen per riprendere il controllo di Bab el-Mandeb
La fregata Makkah (814) della Royal Saudi Naval Force attraversa lo Stretto di Bab el-Mandeb, 20 novembre 2020 - © U.S. Navy / Mass Communication Specialist 3rd Class Louis Thompson Staats IV – Public Domain.
Redazione Redazione 03 ottobre 2026 6 min di lettura 47 Scarica PDF

L’Arabia Saudita starebbe valutando un’offensiva contro gli Houthi sostenuti dall’Iran in Yemen con l’obiettivo di riprendere il controllo dell’area di Bab el-Mandeb. L’operazione potrebbe concentrarsi sulla costa oppure svilupparsi su più fronti, mobilitando oltre 100.000 militari yemeniti. Le forze locali potrebbero ricevere il sostegno di raid aerei sauditi e dell’intelligence statunitense.

L’Arabia Saudita sta pianificando un’offensiva contro gli Houthi sostenuti dall’Iran in Yemen. Tra le opzioni figurano un’avanzata costiera per mettere in sicurezza la rotta del Mar Rosso e un attacco su più fronti, hanno riferito a Reuters funzionari regionali e occidentali.

L’operazione dovrebbe iniziare nelle prossime settimane, secondo sei persone informate sui preparativi. Sul terreno sarebbe condotta da forze yemenite coordinate da Riad, con il sostegno di attacchi aerei sauditi.

Gli Stati Uniti forniscono già informazioni d’intelligence alle operazioni saudite in Yemen. Alcuni Paesi regionali ed europei offrono soprattutto aiuti militari difensivi, ma gli alleati di Riad non dovrebbero partecipare direttamente ai combattimenti.

Due opzioni per l’offensiva saudita

L’Arabia Saudita intervenne nella guerra civile yemenita nel 2015, alla guida di una coalizione araba schierata con il governo riconosciuto internazionalmente. Gli Houthi avevano espulso quest’ultimo dalla capitale Sanaa.

La tregua concordata dalle parti nel 2022 aveva sostanzialmente retto fino a quest’anno. Gli Houthi hanno poi attaccato con missili e droni navi e infrastrutture petrolifere saudite, nel quadro dell’estensione regionale della guerra con l’Iran.

Uno degli obiettivi principali del piano sarebbe ribaltare le rapide conquiste ottenute dagli Houthi il mese scorso. Il gruppo è avanzato lungo la costa e ha assunto il controllo dello stretto di Bab el-Mandeb.

Secondo funzionari del Golfo e yemeniti, Riad valuta due opzioni. La prima prevede un attacco circoscritto nell’area dello stretto; la seconda un’offensiva più ampia, con azioni sincronizzate nei governatorati di Al-Bayda, Marib, Taiz e Al-Jawf.

In base alle dimensioni dell’operazione, potrebbero essere mobilitati oltre 100.000 militari yemeniti. I governi saudita e yemenita, gli Houthi e le forze armate statunitensi non hanno risposto nell’immediato alle richieste di commento.

Bab el-Mandeb costituisce l’uscita meridionale del Mar Rosso ed è un passaggio centrale lungo la rotta marittima fra Mediterraneo e Asia. Quest’anno ha acquisito ulteriore rilievo come alternativa allo stretto di Hormuz, di fatto chiuso dal conflitto con l’Iran.

Secondo diplomatici occidentali e un funzionario del Golfo, Riad ritiene di non poter avviare nuovi negoziati di pace con gli Houthi finché il gruppo controllerà lo stretto, ottenendo così una significativa leva internazionale.

I tempi restano ancora incerti

Le sei fonti non hanno indicato una data precisa per l’avvio dell’offensiva. Le stime vanno da una settimana fino al periodo successivo alle elezioni statunitensi di metà mandato, previste all’inizio di novembre.

Michael Ratney, già ambasciatore statunitense in Arabia Saudita, prevede un’operazione circoscritta e certamente più limitata rispetto a quella guidata da Riad nel 2015, che puntava a sconfiggere gli Houthi.

«Per quanto vogliano sconfiggere completamente gli Houthi, devono anche ripristinare la situazione precedente al loro controllo del territorio lungo Bab el-Mandeb», ha detto. «Idealmente, sarebbe un’operazione piuttosto limitata per riprendere le aree costiere e ristabilire il normale traffico marittimo».

Gli Houthi sono diventati il più forte alleato dell’Iran in Medio Oriente dopo l’indebolimento di Hezbollah in Libano da parte di Israele negli ultimi tre anni. Un’offensiva diretta da Riad aprirebbe un nuovo fronte in una regione attraversata da conflitti dagli attacchi di Hamas contro Israele del 7 ottobre 2023 e dalla successiva guerra statunitense-israeliana contro l’Iran.

Il sostegno di Washington e Islamabad

Washington, principale alleato dell’Arabia Saudita, fornisce consiglieri militari e informazioni d’intelligence, compresi dati sui bersagli, a sostegno delle operazioni aeree saudite in Yemen, secondo un diplomatico occidentale.

Il sostegno potrebbe tuttavia restare limitato. Reuters aveva già riferito che il presidente statunitense Donald Trump aveva respinto le richieste del leader saudita di fatto, Mohammed bin Salman, per un intervento militare diretto comprendente attacchi aerei.

Turchia e Pakistan, che il mese scorso hanno firmato con l’Arabia Saudita un accordo di difesa congiunta, hanno fornito equipaggiamenti militari impiegati dal regno in Yemen, secondo funzionari pakistani e regionali.

Il mese scorso il Pakistan ha inviato ad Aden quattro aerei cargo con sistemi di difesa aerea, artiglieria leggera, droni e sistemi per il contrasto dei droni. La città ospita il governo yemenita sostenuto da Riad.

Consiglieri militari pakistani operano inoltre al fianco dei sauditi per sostenere le forze yemenite, hanno riferito tre fonti. Sui cieli dello Yemen sono stati schierati anche droni turchi acquistati da Riad prima della guerra in corso.

Una delle principali preoccupazioni saudite riguarda la protezione degli impianti petroliferi e delle altre infrastrutture da missili e droni degli Houthi. Secondo funzionari regionali, Riad ha chiesto a diversi alleati assistenza con sistemi difensivi.

Il Pakistan ha schierato tra 30.000 e 40.000 militari in Arabia Saudita per contribuire alla difesa delle frontiere terrestri e all’intercettazione di missili e droni. Le truppe sono arrivate in più fasi, dall’anno scorso e dopo la recente escalation.

Islamabad non ha preso alcuna decisione sull’invio di soldati in Yemen con compiti di combattimento, ha precisato un funzionario pakistano. I ministeri della Difesa pakistano e turco non hanno risposto alle richieste di commento.

La Francia ha intanto annunciato l’invio di sistemi difensivi e militari in Arabia Saudita, con il compito di contribuire alla protezione della città portuale di Yanbu, sul Mar Rosso.

Le divisioni delle forze yemenite

Qualsiasi operazione terrestre dipenderebbe dalla composita coalizione di fazioni yemenite armate e addestrate da Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti nelle precedenti fasi della guerra civile, quando il conflitto era giunto a una sanguinosa situazione di stallo.

«Molte forze contrarie agli Houthi non sono ancora organizzate o preparate per l’offensiva prolungata necessaria a respingere una forza militare disciplinata», ha osservato l’analista yemenita Mohammed Albasha. «Sono già messe alla prova, mentre gli Houthi esercitano pressione contemporaneamente su più fronti».

Le forze yemenite si sono ulteriormente frammentate lo scorso inverno. Combattenti meridionali sostenuti dagli Emirati avevano tentato di conquistare territori orientali e annunciare piani di secessione, prima di essere sconfitti dalle forze appoggiate da Riad dopo una serie di scontri.

Ali Shihabi, analista politico saudita vicino agli orientamenti del governo, ha avvertito che l’esito di un’eventuale offensiva dipenderà dal comportamento delle forze terrestri.

«Finora la priorità è stata difendere le posizioni sul terreno e stabilizzare il fronte, ma certamente passeranno all’offensiva», ha dichiarato. «Il successo dipende in larga misura dalla qualità dell’azione delle forze locali».

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