Una corte d’appello federale ha confermato venerdì l’esclusione di Anthropic dai contratti militari del Pentagono. La decisione segna una vittoria per il presidente Donald Trump e il segretario alla Difesa Pete Hegseth nel contenzioso con l’azienda di intelligenza artificiale.
La controversia riguarda le misure di sicurezza applicate da Anthropic alla propria tecnologia. L’azienda non consente che i suoi prodotti siano impiegati per armi autonome o per la sorveglianza di massa.
La Corte d’appello degli Stati Uniti a Washington si è pronunciata con due voti contro uno. Anthropic contestava la designazione, decisa dal Pentagono a marzo, come rischio per la catena di fornitura della sicurezza nazionale.
Respinta l’accusa di ritorsione
Secondo l’azienda, la misura le avrebbe fatto perdere miliardi di dollari di attività e avrebbe danneggiato la sua reputazione in vista di un’attesa offerta pubblica iniziale.
La maggioranza del collegio ha ritenuto ragionevole la decisione del Pentagono, adottata dopo il rifiuto di Anthropic di autorizzare gli impieghi contestati. Ha inoltre respinto la tesi secondo cui si sarebbe trattato di una ritorsione per le posizioni dell’azienda sulla sicurezza e sull’etica dell’intelligenza artificiale.
I giudici hanno condiviso l’argomento di Pete Hegseth secondo cui le restrizioni potrebbero compromettere le operazioni militari. Il parere è stato redatto dal giudice Gregory Katsas.
«Il segretario prospetta la seria possibilità che modelli di intelligenza artificiale soggetti a vincoli eccessivi si disattivino inaspettatamente, causando così il fallimento di importanti operazioni militari», si legge nella decisione.
Anthropic valuta nuove iniziative
L’azienda, con sede a San Francisco, ha dichiarato venerdì di dissentire rispettosamente dalla sentenza, pur restando fiduciosa nella propria posizione. Anthropic sta valutando le possibili iniziative, compreso il riesame della decisione del collegio di tre giudici da parte dell’intera corte d’appello.
La Casa Bianca e il Dipartimento della Difesa non hanno risposto nell’immediato alle richieste di commento inviate tramite posta elettronica.
Il mese scorso una giudice federale di San Francisco aveva annullato una designazione parallela, adottata in base a una legge diversa. La giudice distrettuale Rita Lin aveva stabilito che l’amministrazione aveva reagito illegalmente contro Anthropic per le sue posizioni sulla sicurezza dell’intelligenza artificiale.
Lin aveva anche bloccato il divieto imposto da Trump a tutta l’amministrazione federale e l’ordine di Hegseth che impediva agli appaltatori militari di intrattenere qualsiasi rapporto commerciale con l’azienda.
Il contrasto sulle misure di sicurezza
Hegseth aveva designato Anthropic come rischio ai sensi di due leggi diverse, dopo che l’azienda aveva rifiutato di rimuovere le misure contro l’impiego della tecnologia nelle armi autonome o nella sorveglianza interna di massa.
La decisione era arrivata dopo mesi di negoziati conclusi senza un accordo e accuse pubbliche da parte di Hegseth e Donald Trump. Entrambi avevano sostenuto che Anthropic mettesse a rischio vite americane per ragioni ideologiche.
Anthropic ha respinto questa ricostruzione. Secondo l’azienda, l’intelligenza artificiale non è ancora abbastanza affidabile da poter essere impiegata in sicurezza nelle armi autonome.
La società ha inoltre dichiarato di opporsi alla sorveglianza interna di massa, considerandola una violazione dei diritti fondamentali. Il contenzioso resta quindi incentrato sui limiti che Anthropic intende mantenere per l’uso della propria tecnologia.
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