Si apre uno scontro diplomatico tra Corea del Sud e Ucraina sul trasferimento a Seul di due militari nordcoreani catturati dalle forze ucraine mentre combattevano al fianco della Russia. Il presidente sudcoreano Lee Jae Myung ha chiesto a Kyiv di riconoscere l'esistenza di un accordo di riservatezza sull'operazione e di presentare pubblicamente le proprie scuse, avvertendo che, in caso contrario, Seul potrebbe adottare «ulteriori misure». L'Ucraina sostiene invece che un accordo di questo tipo non sia mai esistito.
La controversia è esplosa dopo che il presidente ucraino Volodymyr Zelenskyy, intervenendo all'Assemblea generale delle Nazioni Unite, ha reso pubblico il trasferimento in Corea del Sud dei due prigionieri nordcoreani.
I due soldati nordcoreani catturati in Ucraina
I due militari erano stati catturati dalle forze ucraine nel gennaio 2025, dopo essere stati schierati nella regione russa di Kursk nell'ambito del contingente nordcoreano inviato a sostegno delle operazioni militari russe.
Secondo quanto riferito dalle autorità sudcoreane e dall'agenzia Yonhap, i due uomini avevano espresso la volontà di trasferirsi in Corea del Sud. Il loro arrivo nel Paese sarebbe avvenuto a metà settembre 2026, dopo consultazioni tra Kyiv e Seul.
La questione era particolarmente sensibile non soltanto per la condizione dei due prigionieri, ma anche per le possibili conseguenze sulle loro famiglie rimaste in Corea del Nord.
Zelenskyy rende pubblico il trasferimento
Il caso è diventato pubblico quando Zelensky ha annunciato durante il suo intervento alle Nazioni Unite che l'Ucraina aveva trasferito due prigionieri di guerra nordcoreani nella Repubblica di Corea.
Seul non aveva fino a quel momento confermato ufficialmente il trasferimento nei dettagli, limitandosi a sostenere che la volontà dei due militari sarebbe stata rispettata in conformità con il diritto internazionale e i principi umanitari.
Secondo il governo sudcoreano, tuttavia, Kyiv e Seul avevano concordato fin dall'inizio di mantenere riservata l'operazione. Un funzionario del ministero degli Esteri sudcoreano ha spiegato che la confidenzialità sarebbe stata richiesta anche per tutelare i due uomini e le loro famiglie ancora presenti in Corea del Nord.
L'Ucraina ha contestato questa ricostruzione, negando l'esistenza di un accordo formale di non divulgazione. Ed è proprio questa divergenza a essere diventata il centro dello scontro diplomatico.
Lee: senza scuse possibili «ulteriori misure»
Il presidente sudcoreano Lee Jae Myung ha reagito pubblicamente, sostenendo che la divulgazione e la successiva negazione dell'accordo di riservatezza abbiano messo in discussione la versione fornita dal suo governo.
Lee ha avvertito che, qualora Kyiv continuasse a negare l'esistenza dell'intesa e non presentasse scuse ufficiali, la Corea del Sud potrebbe adottare «ulteriori misure», senza precisarne formalmente la natura.
Fonti sudcoreane citate da Yonhap hanno indicato tra le eventuali opzioni diplomatiche anche il possibile richiamo dell'ambasciatore sudcoreano in Ucraina. Al momento non risulta però annunciata una decisione in questo senso.
La polemica sulle tensioni nella penisola coreana
A rendere ancora più duro il confronto sono state alcune dichiarazioni provenienti da Kyiv sulla situazione di sicurezza nella penisola coreana.
Kyrylo Budanov, capo dell'Ufficio presidenziale ucraino, aveva osservato sui social che la situazione nella regione stava diventando sempre più tesa e che un episodio scatenante avrebbe potuto produrre conseguenze difficili da controllare.
Lee ha reagito accusando l'Ucraina di evocare la prospettiva di un conflitto militare tra Nord e Sud e ha espresso «serio rammarico», sostenendo che dichiarazioni di questo tipo rischino di alimentare le tensioni nella penisola. Si tratta della posizione espressa dal presidente sudcoreano; Kyiv non ha sostenuto ufficialmente di voler provocare un conflitto tra le due Coree.
Il tema è particolarmente sensibile per l'attuale amministrazione sudcoreana, che sta cercando di ridurre le tensioni con Pyongyang e di riaprire canali di dialogo con la Corea del Nord.
Kyiv prova a ridimensionare la crisi
Da parte ucraina, il ministro degli Esteri Andrii Sybiha ha definito quanto accaduto un «malinteso diplomatico», spiegando di essere in contatto con il collega sudcoreano Cho Hyun con l'obiettivo di risolvere rapidamente la controversia.
I ministeri degli Esteri dei due Paesi stanno discutendo anche la formulazione di una possibile risposta ufficiale ucraina alle richieste di Seul. Secondo un alto funzionario sudcoreano, entrambe le parti intendono evitare che la vicenda si trasformi in una crisi più ampia nei rapporti bilaterali.
La Corea del Sud rappresenta infatti un partner importante per Kyiv. Dal 2022 Seul ha fornito assistenza umanitaria e finanziaria all'Ucraina, pur mantenendo la propria politica di non fornire direttamente armamenti a Paesi coinvolti in un conflitto. A luglio Lee aveva inoltre annunciato altri 100 milioni di dollari di sostegno non letale all'Ucraina.
Allo stesso tempo, per Seul la cooperazione con Kyiv costituisce una fonte significativa di informazioni sull'impiego delle forze nordcoreane e sulla crescente cooperazione militare tra Russia e Corea del Nord.
La controversia sui due prigionieri diventa così una questione che va oltre il singolo episodio: coinvolge i rapporti tra Seul e Kyiv, la gestione dei militari nordcoreani catturati sul fronte ucraino e il delicato equilibrio politico e di sicurezza della penisola coreana.
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