Il regime di Vladimir Putin ha avviato un’escalation mirata su Kiev che risponde a una precisa "nuova dottrina" d'attacco. L'obiettivo strategico non è più la conquista territoriale della capitale sul campo di battaglia, bensì la riduzione della città a uno stato di invivibilità che ne forzi lo svuotamento.
Come evidenziato dalle analisi e dai documenti d'intelligence intercettati, la strategia russa punta a spostare il bersaglio dalla linea del fronte al funzionamento stesso della società civile. In vista della stagione invernale, la nuova linea di condotta autorizza attacchi su un raggio estremamente più ampio di obiettivi civili, tra cui strade, scuole e ospedali.
La paralisi delle infrastrutture: ponti ed energia
I recenti attacchi riflettono concretamente la logica dell'asimmetria degli attriti, colpendo infrastrutture costose da ripristinare e impossibili da spostare:
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I ponti sul Dnipro: I raid condotti con droni contro i viadotti della capitale — come il Ponte Sud e il Ponte Nord (Pivnichnyi Mist) — hanno l'obiettivo di spezzare i collegamenti tra la riva destra e sinistra della città. Questi attraversamenti servono quotidianamente circa 600.000 veicoli e la rete metropolitana; danneggiarli significa mandare in tilt la circolazione cittadina e la logistica a fronte di costi d'attacco estremamente contenuti per Mosca.
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La guerra all'energia: Il piano intercettato prevede l'impiego massiccio di missili, droni e bombe per privare la città di quasi 15 gigawatt di potenza. L'obiettivo è provocare tagli fino al 90% su elettricità e riscaldamento. Per fare ciò, la tattica prevede l'isolamento delle tre centrali nucleari operative agendo sulle sottostazioni elettriche limitrofe (entro i 2 km dai reattori), ottenendo l'effetto di un blocco energetico senza assumersi i rischi diretti di un attacco al nucleare.
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La pressione psicologica: L'attacco ad altre strutture prive di rilevanza militare immediata — come l'Istituto per la ricerca nucleare o l'Accademia delle Scienze — mira a dimostrare che nessun luogo della capitale è fuori portata, costringendo le autorità a un continuo consumo di tempo ed energie per la gestione dell'allarme e della comunicazione.
L'avvertimento ai diplomatici e la reazione di Kiev
A completamento di questa dottrina si inserisce la pressione diplomatica. Il ministero degli Esteri russo ha rinnovato con fermezza l'invito ai cittadini stranieri e al personale delle ambasciate a lasciare la capitale e a non recarsi in Ucraina, avvertendo che le Forze Armate proseguiranno con massicci attacchi e che la responsabilità di eventuali conseguenze ricadrà interamente su chi ignorerà il monito.
Nel 2022 la riapertura delle rappresentanze diplomatiche a Kiev rappresentò il segnale tangibile di fiducia nella difesa della città; farle evacuare di nuovo costituirebbe per Mosca un primario successo strategico e politico. Per il Cremlino, infatti, non serve conquistare militarmente Kiev se si riesce a far sì che siano gli altri ad abbandonarla.
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