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Francia, il 68º Reggimento d’Artiglieria d’Africa riorganizza i Caesar: sezioni da due pezzi contro droni e fuoco di controbatteria

Il reggimento sperimenta batterie riorganizzate e una sezione dedicata a postazioni, esche e munizioni, senza modificare per ora la flotta.

Tiro di un CAESAR durante il conflitto in Afghanistan, con un mortaio da 120 mm MO-120-RT-61 sulla destra.
Tiro di un CAESAR durante il conflitto in Afghanistan, con un mortaio da 120 mm MO-120-RT-61 sulla destra. - © 35e RAP - officiel · CC BY-SA 4.0 · via Wikimedia Commons / Wikipedia (voci it ed en)
Tiro di un CAESAR durante il conflitto in Afghanistan, con un mortaio da 120 mm MO-120-RT-61 sulla destra.
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Francia, il 68º Reggimento d’Artiglieria d’Africa riorganizza i Caesar: sezioni da due pezzi contro droni e fuoco di controbatteria
Tiro di un CAESAR durante il conflitto in Afghanistan, con un mortaio da 120 mm MO-120-RT-61 sulla destra. - © 35e RAP - officiel · CC BY-SA 4.0 · via Wikimedia Commons / Wikipedia (voci it ed en)
Redazione Redazione 01 ottobre 2026 7 min di lettura 0 Scarica PDF

Il 68º Reggimento d’Artiglieria d’Africa francese riorganizza le batterie CAESAR in sezioni da due pezzi, più disperse sul terreno, per ridurre la vulnerabilità a droni e fuoco di controbatteria. Il sistema ATLAS consentirà di concentrare comunque il fuoco, mentre nuove sezioni di supporto cureranno protezione, esche, munizioni e preparazione delle postazioni.

Il 68e Régiment d’Artillerie d’Afrique (68e RAA) dell’Esercito francese sta modificando l’organizzazione delle proprie batterie di obici CAESAR da 155 mm, puntando su unità di tiro più piccole e disperse. L’obiettivo è ridurre la vulnerabilità dell’artiglieria alla sorveglianza dei droni e al fuoco di controbatteria, mantenendo allo stesso tempo la capacità di concentrare rapidamente il fuoco su un obiettivo.

Il nuovo modello prevede il passaggio dalle attuali due sezioni di quattro CAESAR a tre sezioni di due pezzi. La quantità complessiva degli obici assegnati alle unità non cambia, almeno nella fase iniziale, ma viene modificato il modo in cui vengono distribuiti e impiegati sul terreno.

A spiegare il progetto è stato il colonnello Rémy Jaillet, comandante del 68e RAA, durante una giornata dedicata all’innovazione organizzata dalla 7e Brigade Blindée a Besançon.

Il reggimento utilizza il sistema di direzione del tiro ATLAS, che consente di coordinare contemporaneamente diverse sezioni. La dispersione dei pezzi non dovrebbe quindi impedire di concentrare gli effetti dell’artiglieria quando necessario.

«Per quanto possa sembrare controintuitivo, dividere le sezioni in coppie aumenta la disponibilità del fuoco e quindi la capacità di risposta», ha spiegato Jaillet a Defense News. Secondo il comandante, sezioni più piccole e distribuite su un’area maggiore possono inoltre aumentare la sopravvivenza e la resilienza dell’unità.

Un modello ancora sperimentale

La riorganizzazione nasce anche dalle lezioni osservate nei conflitti contemporanei e, in particolare, nella guerra in Ucraina. La presenza continua di droni da ricognizione e altri sensori ha infatti reso molto più difficile mantenere concentrati uomini, mezzi e munizioni senza essere individuati.

Le unità di artiglieria devono quindi ridurre il tempo trascorso nelle postazioni di tiro, spostarsi frequentemente e limitare le proprie emissioni.

Secondo analisi del Royal United Services Institute (RUSI), le forze ucraine hanno reagito alla crescente capacità di individuazione disperdendo maggiormente i sistemi d’artiglieria, abbreviando le missioni di fuoco, migliorando l’occultamento e separando le riserve di munizioni dai pezzi.

Jaillet ha comunque sottolineato che il nuovo assetto rappresenta per il momento un’iniziativa del 68e RAA e non un modello già adottato dall’intero Esercito francese.

Il reggimento è uno dei reparti dell’Armée de Terre equipaggiati con il CAESAR, prodotto da KNDS France. Nel modello previsto per una brigata pronta al combattimento figurano 16 CAESAR e otto mortai MEPAC.

Una sezione dedicata alla sopravvivenza

Alla nuova organizzazione delle unità di tiro si accompagna la creazione di una specifica sezione di supporto all’artiglieria, incaricata di preparare il terreno sul quale dovranno operare i CAESAR.

Tra i suoi compiti rientreranno l'individuazione delle postazioni di tiro, la predisposizione delle aree per le munizioni, la preparazione di esche e l'organizzazione delle misure di protezione.

Si tratta di attività che in precedenza erano svolte in parte da piccoli nuclei di ricognizione collegati direttamente alle sezioni di tiro.

L’obiettivo, secondo Jaillet, è ricreare una vera e propria manovra dell’artiglieria, separando maggiormente le attività necessarie alla sopravvivenza e allo schieramento da quelle affidate agli equipaggi chiamati a eseguire le missioni di fuoco.

Il comandante ha osservato che questa struttura richiama, almeno in parte, le precedenti sezioni di ricognizione dell’artiglieria francese, alle quali vengono però aggiunte nuove capacità, soprattutto nel settore dell’inganno e della protezione dalle attività di ricognizione nemiche.

Le “bolle di opacità”

Nelle aree di schieramento i CAESAR dovrebbero attendere le missioni di fuoco all’interno di quelle che Jaillet ha definito «bolle di opacità».

L’obiettivo è mantenere i mezzi nascosti e ridurre al minimo le emissioni elettroniche fino al momento in cui viene ricevuto l’ordine di intervenire.

La sezione di supporto dovrà inoltre preparare punti per il rifornimento delle munizioni, esche e postazioni protette mediante gabbie metalliche, all’interno delle quali i CAESAR potranno entrare in retromarcia.

Il 68e RAA ha sperimentato questo modello nel campo militare di Canjuers all’inizio del 2026 e successivamente durante l’esercitazione Orion 2026, terminata alla fine di aprile.

Secondo Jaillet, le prove hanno permesso di perfezionare sia la struttura organizzativa sia alcuni degli strumenti impiegati, comprese le esche e le protezioni.

La prima batteria CAESAR dovrebbe adottare stabilmente il nuovo assetto nel 2027, seguita progressivamente dalle altre.

Mobilità invece di postazioni permanenti

Durante un’attività addestrativa svolta in Romania ad agosto, nella quale droni da ricognizione e unità di artiglieria si confrontavano nella ricerca e nell’ingaggio degli obiettivi, l’Esercito francese ha impiegato CAESAR anche da postazioni scavate e protette.

Jaillet considera però questa soluzione adatta soltanto a determinate circostanze.

«L’essenza del CAESAR è garantire la sopravvivenza attraverso la mobilità», ha affermato.

La guerra in Ucraina, caratterizzata in numerosi settori da un fronte relativamente statico e da una forte presenza di sensori, ha favorito l'impiego di postazioni preparate e fortificate. La loro realizzazione richiede tuttavia tempo e un consistente contributo delle unità del genio.

Per il comandante del 68e RAA questa non può quindi rappresentare l’unica risposta alla minaccia.

L’artiglieria francese deve conservare la capacità di muoversi rapidamente, aprire il fuoco e cambiare posizione, sfruttando proprio la mobilità del CAESAR per ridurre il tempo durante il quale il sistema può essere individuato e colpito.

Dai droni alla catena di fuoco

Secondo Jaillet, uno dei cambiamenti più importanti introdotti dalla diffusione dei droni riguarda soprattutto il modo in cui vengono individuati e trasmessi gli obiettivi.

Il comandante individua nel conflitto del Nagorno-Karabakh del 2020 uno dei momenti in cui questa trasformazione è emersa con particolare evidenza.

L'Azerbaigian utilizzò infatti droni e sistemi di comunicazione per individuare obiettivi e trasferire rapidamente le informazioni alle unità incaricate di colpirli.

Jaillet ha descritto questo meccanismo come un'evoluzione dell'osservazione aerea e della tradizionale correzione del tiro: la differenza è soprattutto nella velocità con cui le informazioni possono attraversare la catena sensore-effettore.

Il sistema ATLAS utilizzato dal reggimento è interoperabile con strumenti di comando e controllo di livello superiore, tra cui SitaWare. Secondo il colonnello, tuttavia, resta necessario migliorare ulteriormente il collegamento tra i diversi sensori e i sistemi d'arma presenti sul campo di battaglia.

Cambiano anche osservatori e acquisizione degli obiettivi

La trasformazione interessa anche i distaccamenti incaricati di collegamento, osservazione e coordinamento.

Da piccoli nuclei relativamente autonomi, spesso basati su un singolo veicolo con il relativo equipaggio, queste unità stanno evolvendo verso strutture dotate contemporaneamente di sensori terrestri, radar e droni, affiancati da mezzi blindati.

Jaillet si è detto soddisfatto dei principali sistemi attualmente disponibili al reggimento, citando il CAESAR, il mortaio semovente MEPAC, il radar di sorveglianza terrestre MURIN di Thales e il drone da ricognizione DT46 di Delair.

Restano tuttavia margini di evoluzione, soprattutto nell'integrazione dei sistemi e nell'estensione delle distanze d'impiego.

Con un campo di battaglia sempre più esteso e osservato, secondo il comandante sarà necessario aumentare la gittata, accelerare la risposta e ridurre ulteriormente i tempi tra individuazione dell'obiettivo e apertura del fuoco.

La riorganizzazione del 68e Régiment d’Artillerie d’Afrique rappresenta quindi un tentativo concreto di adattare l'artiglieria francese a questo nuovo ambiente operativo. Per il momento resta però un'iniziativa del reggimento e non un nuovo formato già deciso per l'intera Armée de Terre.

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