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ULTIMEUS Army, attivata la 4ª Multi-Domain Task Force: 2.100 soldati per le operazioni nell’Indo-Pacifico
Asia-Pacifico

US Army, attivata la 4ª Multi-Domain Task Force: 2.100 soldati per le operazioni nell’Indo-Pacifico

L'US Army ha attivato a Fort Carson la 4th Multi-Domain Task Force, una nuova formazione di quattro battaglioni e circa 2.100 militari destinata all'Indo-Pacifico. Integrerà attacchi di precisione a lungo raggio, guerra elettronica, cyber e capacità spaziali per contrastare le difese avversarie e sostenere le operazioni delle forze congiunte.

Schieramento dei militari durante la cerimonia di costituzione della 4th Multi-Domain Task Force (4MDTF) dell'US Army, a Fort Carson, Colorado, l'8 ottobre 2026.
Schieramento dei militari durante la cerimonia di costituzione della 4th Multi-Domain Task Force (4MDTF) dell'US Army, a Fort Carson, Colorado, l'8 ottobre 2026. - © Sgt. William Rogers/U.S. Army
Schieramento dei militari durante la cerimonia di costituzione della 4th Multi-Domain Task Force (4MDTF) dell'US Army, a Fort Carson, Colorado, l'8 ottobre 2026.
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US Army, attivata la 4ª Multi-Domain Task Force: 2.100 soldati per le operazioni nell’Indo-Pacifico
Schieramento dei militari durante la cerimonia di costituzione della 4th Multi-Domain Task Force (4MDTF) dell'US Army, a Fort Carson, Colorado, l'8 ottobre 2026. - © Sgt. William Rogers/U.S. Army
Redazione Redazione 5 min di lettura 22 Scarica PDF

L'US Army ha attivato a Fort Carson la 4th Multi-Domain Task Force, una nuova formazione di quattro battaglioni e circa 2.100 militari destinata all'Indo-Pacifico. Integrerà attacchi di precisione a lungo raggio, guerra elettronica, cyber e capacità spaziali per contrastare le difese avversarie e sostenere le operazioni delle forze congiunte.

L’US Army ha ufficialmente attivato la 4th Multi-Domain Task Force (4MDTF), una nuova formazione militare destinata a rafforzare le capacità operative statunitensi nell’Indo-Pacifico. Il reparto è progettato per integrare attacchi di precisione a lungo raggio, guerra elettronica, cyber, intelligence e operazioni multidominio, con l'obiettivo di contrastare le capacità militari degli avversari e garantire libertà di manovra alle forze congiunte.

La cerimonia di attivazione si è svolta l’8 ottobre 2026 a Fort Carson, in Colorado, alla presenza dei vertici militari della 7th Infantry Division.

La nuova task force, articolata su quattro battaglioni, è destinata a raggiungere un organico di circa 2.100 militari e sarà comandata dal Colonnello Hugh W. A. Jones, già comandante della 2nd Stryker Brigade della 4th Infantry Division.

Una forza progettata per neutralizzare le difese nemiche

La 4th Multi-Domain Task Force nasce per affrontare avversari tecnologicamente avanzati, capaci di impedire o limitare l'accesso delle forze statunitensi a determinate aree operative.

Il suo compito principale consiste nel coordinare attacchi di precisione a lungo raggio ed effetti non cinetici per individuare, interrompere e disarticolare le reti militari avversarie.

Si tratta, in particolare, dei sistemi definiti Anti-Access/Area Denial (A2/AD), attraverso i quali un avversario può ostacolare l'ingresso o la libertà di movimento delle forze nemiche mediante missili a lungo raggio, difese antiaeree, sensori, sistemi radar e capacità di guerra elettronica.

Le Multi-Domain Task Forces sono progettate per operare contemporaneamente nei diversi domini del conflitto:

  • Terrestre, attraverso sistemi missilistici, artiglieria e capacità di attacco a lungo raggio.

  • Aereo, mediante l'integrazione delle operazioni con l'aviazione e i sistemi di difesa aerea.

  • Marittimo, contribuendo a contrastare le capacità avversarie e a sostenere le operazioni navali.

  • Spaziale, sfruttando sistemi satellitari e capacità di controllo dello spettro elettromagnetico.

  • Cyber, attraverso operazioni informatiche e attività di guerra elettronica.

  • Informativo, mediante l'integrazione delle informazioni e degli effetti operativi.

L'obiettivo è creare finestre temporanee di superiorità operativa che consentano alle altre componenti delle forze congiunte di manovrare e colpire con maggiore efficacia.

Il ruolo della 7th Infantry Division nel Pacifico

La nuova task force dipenderà dalla 7th Infantry Division (Multi-Domain Command–Pacific), con sede a Joint Base Lewis-McChord, nello Stato di Washington.

Nel giugno 2026, l'US Army ha riorganizzato la divisione integrandola con la 1st Multi-Domain Task Force, creando un comando operativo multidominio dedicato al teatro del Pacifico.

La struttura è incaricata di coordinare capacità tradizionalmente distribuite tra diverse componenti militari, tra cui manovra terrestre, fuoco, difesa aerea, operazioni cyber e spaziali, guerra elettronica, intelligence, sistemi senza pilota, logistica e comando e controllo.

Alla cerimonia di Fort Carson ha partecipato il Maggior Generale Bernard Harrington, comandante della 7th Infantry Division, che ha sottolineato come la nuova formazione faccia parte della trasformazione dell'Esercito statunitense, necessaria per adattarsi all'evoluzione dei conflitti e sostenere la sicurezza del Pacifico insieme agli alleati.

Cinque Multi-Domain Task Forces entro il 2028

L'attivazione della 4MDTF rappresenta un'ulteriore tappa del programma di trasformazione avviato dall'US Army nel 2017, con una prima sperimentazione nel teatro del Pacifico.

Il piano prevede la costituzione di cinque Multi-Domain Task Forces entro il 2028.

Le formazioni sono distribuite o pianificate secondo questa articolazione:

  • 1st MDTF – Joint Base Lewis-McChord, Washington, orientata all'Indo-Pacifico.

  • 2nd MDTF – Germania, attivata nel 2021 e destinata al teatro europeo.

  • 3rd MDTF – Hawaii, attivata nel settembre 2022 per le operazioni nell'Indo-Pacifico.

  • 4th MDTF – Fort Carson, Colorado, attivata l'8 ottobre 2026 e orientata all'Indo-Pacifico.

  • 5th MDTF – prevista a Fort Bragg, North Carolina.

Con la quarta formazione, Washington amplia quindi la disponibilità di unità in grado di operare a livello di teatro, integrando strumenti offensivi e difensivi che normalmente richiederebbero il coordinamento tra più comandi e componenti militari.

Il peso strategico dell'Indo-Pacifico

La scelta di concentrare tre delle quattro task force attivate sul teatro dell'Indo-Pacifico riflette la crescente importanza attribuita dagli Stati Uniti alla regione, caratterizzata dalla presenza di forze navali, aeree e missilistiche avanzate.

In un eventuale conflitto ad alta intensità, le MDTF potrebbero contribuire a neutralizzare i sistemi di sorveglianza, comando e difesa dell'avversario, rendendo possibile l'intervento delle forze navali e aeree statunitensi anche in ambienti fortemente contesi.

L'approccio multidominio consente inoltre di combinare effetti cinetici e non cinetici: un sistema radar, ad esempio, potrebbe essere disturbato elettronicamente, mentre altre capacità militari potrebbero essere neutralizzate attraverso attacchi di precisione.

Il risultato ricercato non è soltanto la distruzione fisica degli obiettivi, ma anche la temporanea disorganizzazione del sistema operativo avversario, così da ridurne la capacità di reagire e coordinare le proprie forze.

Il comandante Jones: tecnologia e preparazione dei soldati

Durante la cerimonia di attivazione, il Colonnello Hugh W. A. Jones ha evidenziato il duplice obiettivo della nuova formazione: contribuire alla deterrenza e mantenere la capacità di affrontare un eventuale conflitto.

Il comandante ha ricordato che, sebbene la task force venga costituita per scoraggiare le aggressioni e preservare la pace, i suoi militari devono essere pronti a combattere e vincere qualora si rendesse necessario.

Jones ha inoltre sottolineato che la tecnologia assume valore operativo soltanto quando viene impiegata da soldati adeguatamente preparati e disciplinati.

La costituzione della 4MDTF rappresenta dunque un passaggio nel processo di trasformazione dell'US Army verso formazioni capaci di integrare sensori, sistemi d'arma e capacità informative su distanze sempre maggiori.

Il suo effettivo contributo operativo dipenderà ora dal completamento dell'organico, dall'integrazione dei sistemi e dalla capacità di operare insieme alle altre componenti delle forze armate statunitensi e dei Paesi alleati.

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