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La Commissione Difesa approva 10.000 uomini per Strade Sicure

La Commissione Difesa ha approvato una risoluzione per l’impiego stabile di 10.000 militari nell’operazione Strade Sicure, in attesa del passaggio alle Camere. Il provvedimento riguarda il supporto alla sicurezza sul territorio nazionale e solleva il tema dell’addestramento dei reparti e della disponibilità di personale per le missioni internazionali.

La Commissione Difesa approva 10.000 uomini per Strade Sicure
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La Commissione Difesa approva 10.000 uomini per Strade Sicure
La Commissione Difesa approva 10.000 uomini per Strade Sicure
Redazione Redazione 01 ottobre 2026 4 min di lettura 35 Scarica PDF

La Commissione Difesa ha approvato una risoluzione per l’impiego stabile di 10.000 militari nell’operazione Strade Sicure, in attesa del passaggio alle Camere. Il provvedimento riguarda il supporto alla sicurezza sul territorio nazionale e solleva il tema dell’addestramento dei reparti e della disponibilità di personale per le missioni internazionali.

Negli ultimi mesi, l’architettura della sicurezza nazionale sembra aver intrapreso una direzione che merita una riflessione approfondita. Dopo gli orientamenti iniziali espressi dal Ministro della Difesa Guido Crosetto – che sembravano indicare la necessità di una maggiore razionalizzazione dello strumento militare e di una concentrazione delle risorse sulle funzioni propriamente legate alla Difesa – il quadro appare progressivamente cambiato.

Le esigenze connesse alla sicurezza interna hanno infatti riportato al centro il possibile impiego più esteso delle Forze Armate sul territorio nazionale. Una scelta comprensibile sotto il profilo politico e della percezione della sicurezza, ma che solleva interrogativi sulla sostenibilità nel lungo periodo e sulla corretta ripartizione dei compiti tra Difesa e Forze di polizia.

Dalle parole ai fatti: la proposta dei 10.000 militari

Il tema ha assunto una dimensione concreta con il passaggio in Commissione Difesa della risoluzione che prevede l’impiego stabile di 10.000 militari sul territorio nazionale, in attesa del successivo iter parlamentare.

Si tratta di una scelta rilevante, perché potrebbe incidere in maniera strutturale sull’impiego dello strumento militare. Il punto non è mettere in discussione il contributo che l’Esercito può offrire alla sicurezza nazionale, già dimostrato in numerose circostanze, quanto comprendere se un impiego permanente in compiti prevalentemente territoriali sia compatibile con la funzione primaria delle Forze Armate.

Il rischio di una sovrapposizione con le Forze dell’Ordine

Un impiego crescente dei militari nelle città rischia inoltre di creare una progressiva sovrapposizione tra le funzioni dell’Esercito e quelle proprie delle Forze di polizia.

Il problema diventa ancora più evidente quando ai militari vengono affidati compiti di controllo del territorio senza un quadro operativo, giuridico e strumentale pienamente coerente con tali responsabilità. L’ipotesi di dotarli, ad esempio, di fascette di plastica per il contenimento temporaneo di persone fermate evidenzia la necessità di chiarire strumenti, procedure e tutele.

Un militare non è un agente di pubblica sicurezza e non dovrebbe essere trasformato progressivamente in tale senza una riflessione complessiva sulle conseguenze operative e giuridiche. Il rischio è quello di affidare ai soldati responsabilità crescenti senza fornire loro strumenti, formazione e garanzie adeguate.

Il nodo dell’addestramento

C’è poi un aspetto strettamente militare che non dovrebbe essere trascurato: la preparazione al combattimento richiede continuità addestrativa.

I reparti destinati a operare in scenari ad alta intensità devono mantenere standard elevati attraverso esercitazioni, addestramento a fuoco, attività di reparto e integrazione tra uomini e mezzi. Un impiego prolungato in compiti territoriali inevitabilmente sottrae tempo a queste attività.

Il recente episodio che ha coinvolto quattro bersaglieri dell’11° Reggimento, rimasti feriti in Lettonia durante un’esercitazione a fuoco, dopo essere stati raggiunti da una raffica partita da un altro mezzo corazzato Dardo, ricorda quanto l’addestramento militare sia un’attività complessa, delicata e intrinsecamente rischiosa.

Il fatto che una raffica di mitragliatrice calibro 7,62 abbia provocato feriti senza conseguenze ancora più gravi può essere considerato, nelle circostanze, particolarmente fortunato. Episodi di questo tipo dovrebbero tuttavia rafforzare l’attenzione sulla necessità di garantire ai reparti tempo, risorse e continuità addestrativa sufficienti.

Il nodo strategico: sicurezza interna e impegni internazionali

L’eventuale impiego stabile di 10.000 militari sul territorio nazionale pone infine una questione di carattere strategico.

Le risorse umane e materiali della Difesa non sono illimitate. Un reparto impiegato continuativamente nel presidio del territorio dispone inevitabilmente di meno tempo per addestrarsi, prepararsi alla proiezione operativa o partecipare agli impegni internazionali.

È quindi necessario interrogarsi sulla compatibilità tra un ampliamento significativo dei compiti interni e gli impegni che l’Italia mantiene all’estero, dal Fianco Est della NATO alle missioni nel Mediterraneo e in Medio Oriente, compreso il Libano.

La questione non dovrebbe essere posta come un’alternativa assoluta tra sicurezza delle città e sicurezza internazionale. Il problema è piuttosto individuare un equilibrio sostenibile.

Perché se l’Esercito viene chiamato sempre più spesso a compensare carenze strutturali nel controllo del territorio, prima o poi sarà necessario stabilire quali attività militari ridurre, quali reparti impiegare e quali priorità strategiche preservare.

Ed è probabilmente questo il punto centrale del dibattito: decidere se le Forze Armate debbano essere impiegate principalmente per integrare la sicurezza interna oppure se debbano concentrare uomini, mezzi e addestramento sulla loro missione fondamentale, ossia prepararsi alla difesa del Paese e agli impegni militari assunti dall’Italia con i propri alleati.

 

© Esercito Italiano

Fonte: tg24.sky.it

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