Nei giorni scorsi, nell’Aula Magna dell’Accademia Militare, il professor Michele D’Andrea ha incontrato gli Allievi del 208° Corso “Fedeltà”. Già Consigliere della Presidenza della Repubblica, ha presentato “L’inno svelato. Chiacchierata briosa sul Canto Degli Italiani”.
L’appuntamento, organizzato da alcuni anni nell’Istituto militare, ha proposto una lectio magistralis dedicata alla storia dell’inno nazionale. D’Andrea, esperto di storia, musica e comunicazione istituzionale, ne ha ricostruito caratteristiche e vicende.
Il relatore ha descritto il Canto degli Italiani come un componimento nato d’impulso dalla penna del giovane Goffredo Mameli, espressione del fervore patriottico risorgimentale.
Il confronto con gli altri inni
Nel corso dell’incontro sono stati richiamati anche altri celebri canti dell’indipendenza italiana. Il professore ha inoltre messo a confronto l’inno nazionale con quelli di altri Paesi, illustrandone alcuni retroscena.
Secondo D’Andrea, diversi particolari del Canto degli Italiani rimangono poco conosciuti. Il brano, spesso considerato leggero, è invece da lui ritenuto uno dei saggi patriottici più interessanti.
Il professore ha spiegato che l’inno contribuì ad accendere gli animi di un «popolo sottomesso che prende finalmente coscienza di sé e si scopre pronto a combattere per la propria libertà».
Da Verdi a Michele Novaro
Tra gli episodi ricordati figura l’inno che Giuseppe Mazzini aveva commissionato a Giuseppe Verdi. Quel componimento, ha riferito lo studioso, non ottenne il successo auspicato.
Una diversa accoglienza toccò invece al testo di Mameli, musicato da Michele Novaro. Secondo D’Andrea, parole e musica trovarono in quel caso la giusta combinazione.
In chiusura, il professore ha richiamato la funzione attribuita agli inni nazionali: riunire un popolo intorno a un’idea. Con questa riflessione si è concluso l’incontro con gli Allievi del 208° Corso “Fedeltà”.
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